Galaverna

ga-la-vèr-na

Deposito di ghiaccio in aghi o scaglie che può ricoprire ciò che resta esposto a grande freddo e umidità, specie gli alberi

etimo incerto; forse composto da caligo 'nebbia' (da cala, di origine germanica') e dal latino hibernus 'inverno', ma anche 'gelo'.

La galaverna è uno degli spettacoli più affascinanti che riserva l'inverno. Dopo notti molto fredde e umide, magari ovattate da una nebbia spessa, al mattino si può scoprire che gli alberi scheletriti sono stati interamente ricoperti da un deposito di aghi e scaglie di ghiaccio: le goccioline d'acqua sospese nell'aria, per il fenomeno della sopraffusione, possono rimanere liquide anche se la loro temperatura è inferiore allo zero, solidificandosi sulle superfici gelate con cui entrano in contatto. Fenomeno raro, in inverni caldi come questi.

Un vero busillis per gli studiosi è l'etimologia di questo termine: nessuna proposta pare persuasiva. È abbastanza assodato che si tratti di un regionalismo tosco-emiliano che è salito alla ribalta nazionale nel secolo scorso attraverso il lessico scientifico (soppiantando la variante 'calaverna'), e l'ipotesi più ricorrente (come anticipato) è che si tratti di un composto di 'caligo' e 'hibernus'. Un'altra ipotesi, più poetica che scientifica, trova nella galaverna la gala invernale, un addobbo del gelo. Curiosi collegamenti sono stati poi rinvenuti col gergo marinaresco, in cui la calaverna è la fodera con cui l'asta del remo viene protetta dall'attrito - similmente alle concrezioni ghiacciate che ricoprono i rami degli alberi.

Una parola non desueta ma rara, e tutta l'attenzione che le volgiamo scaturisce dalla meraviglia del fenomeno che descrive.

Parola pubblicata il 28 Gennaio 2016

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