Iella

ièl-la

Sfortuna

voce romanesca di etimo incerto; forse iellato è un'alterazione eufemistica di iettato.

È bello avere al proprio arco una freccia come questa. Una freccia popolare e vivace, certo non particolarmente ricercata, che oggi declina in maniera simpatica e leggera una questione di secolare gravità - quella della sfortuna.

Probabilmente, questa parola deriva dal verbo 'iettare', che altro non significherebbe che 'gettare', ma che invece si piega a descrivere il portare sfortuna, tirandola addosso quasi fosse un fumo o una polvere funesta. Oggi certe superstizioni non sono meno forti di un tempo, ma forse sono meno crude: così la iella diventa semplicemente la disdetta, una malasorte non piacevole ma di cui si ride volentieri. Infatti, uno degli ambiti in cui per primo si è parlato di iella è quello del gioco. Intorno al tavolo verde, si può dire che il nuovo arrivato porta una iella nera a tutti quanti; il fatto che il distributore automatico di biglietti del treno si spenga dopo che hai pagato ma prima di averti stampato i titoli di viaggio è una vera iella; e che iella, mi sono cadute le chiavi nel tombino.

È un concetto che non colleghiamo più al malocchio e al menagramo, ma quella della sfortuna è una categoria che impieghiamo spesso per descrivere i fatti della vita; e farlo con questa parola e col suo buffo suono - anche se magari, in certe zone, mantiene una certa serietà - ci aiuta a farlo con una punta di riso, senza darle troppo peso.

Parola pubblicata il 14 Agosto 2015

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