Illecebra
il-lè-ce-bra
Significato Lusinga, seduzione, allettamento
Etimologia voce dotta recuperata dal latino illĕcebra, da inlīcium ‘esca, seduzione’, dal verbo inlĭcere ‘attirare in trappola’, derivato di lăcĕre ‘attirare in inganno’ con prefisso in-.
- «Non riuscirò a respingere le illecebre del menu.»
Parola pubblicata il 22 Settembre 2026 • di Giorgio Moretti
Perché mai? Perché mai dovremmo voler parlare di una lusinga, di un allettamento, con una parola così alta che è dimenticata sull'ultimo scaffale coperta di polvere?
L'illecebra è questo — anzi, soprattutto le illecebre, al plurale. Posso parlare delle illecebre delle promesse mirabolanti fatte agli investitori, delle mille illecebre che allontaniamo da noi quando ci chiudiamo in casa a studiare, delle illecebre di un viaggio che non è detto potremmo permetterci di fare.
Soprattutto però, per tutta la lunga storia di questa parola, che attraversa la storia dell'italiano dal Trecento a ieri, si parlava variamente delle illecebre d'amore — e questo è molto interessante. Oggi se pensiamo ad allettamenti e lusinghe non pensiamo ad ambiti erotici — è meno comune pensarli come trappole. Ma in un orizzonte in cui è più comune, e in cui l'ambito è maneggiato con più verecondia, ecco la ragione chiara del ricorso a un termine di simile levatura. Il termine aulico frappone distanza, media, intiepidisce. Mutatis mutandis, cambiato quel che c'è da cambiare secondo il cambio di paradigma, può essere anche la nostra ragione d'uso.
Ora, non che la dimensione di insidia, trappola e inganno sia troppo squadernata e determinante: ad esempio il verbo latino lăcĕre è anche alla base dell'innocuo allettare (allectāre è frequentativo di allĭcĕre), della graziosa delizia (delĭcĭae è da delĭcĕre), ed è anche imparentato col laccio — che per noi è concretamente una trappola solo quando si scioglie e ci resta sotto all'altra scarpa. Però ecco, il tono aulico ci mette in una prospettiva contegnosa e corrucciata, verso le delizie degli allettamenti, che per contro sono roba terragna, bassotta.
L'allettamento è del tutto ragionevole — se ti dico che mi stai allettando con la tua proposta non sto adombrando doppiogiochismi, se non in modo del tutto bonario. La lusinga è illusoria e adulatoria, ma invita una qualche forma di partecipazione — ci schermiamo, ci compiaciamo, ci scappa un sorrisetto, la respingiamo. La seduzione è diretta, avvince con emozione e una venatura di pericolo predatorio. L'illecebra prende questa roba e la catapulta sull'Olimpo, in collo ad Apollo. Si fa più concettuale, meno stretta all'esperienza — a meno che, certo, non lo si faccia per nobili fini d'ironia. Rifiutare le illecebre di una sera insieme quando non abbiamo finito il lavoro ha un piacevole gusto di ascesi anacoretica.
Non servirà sempre, ma è una parola di gran gusto, di bel taglio.
Certo, è difficile usarla, ma soprattutto è difficile che chi la legge o ascolta la conosca. Anche se oggi abbiamo tutti un dizionario totale sempre in tasca, quindi potremmo anche farla meno lunga.