Intrallazzo

in-tral-làz-zo

Affare illecito; intrigo, espediente

dal siciliano ntirlazzu imbroglio, composto dal latino inter fra e laqueus laccio.

L'annodarsi e il confondersi di lacci, la trama, l'intrigo, sono immagini affini e concrete che rimandano all'inganno, all'illecito, al clandestino. Quasi come se nelle circonvoluzioni del nostro cervello fosse impresso un nesso archetipico fra sicurezza e semplicità e fra complessità e pericolo. Dopotutto, nell'intricato folto della giungla le macchie del giaguaro si vedono meno.

L'intrallazzo altro non è che un imbroglio di lacci e lacciuoli: lo possiamo declinare come affare o traffico illecito, o come cospirazione intrigante, ma anche come intesa o come espediente. Quindi si parla di Tizio che torna in carcere per via dei suoi soliti intrallazzi, i candidati, intrallazzando, riescono ad addomesticarsi le elezioni, l'amico donnaiolo ha sempre cento intrallazzi amorosi, e con qualche intrallazzo ci si possono procurare i biglietti per lo spettacolo che ha già fatto il tutto esaurito.

Una parola vivace, non alta ma altamente espressiva, che nasce nel dialetto siciliano per poi diffondersi, dopo la guerra, in tutto il Paese.

Parola pubblicata il 14 Maggio 2015

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