Mozarabico

Parole semitiche

mo-za-rà-bi-co

Significato Che è relativo alla cultura mozarabica, dei mozarabi, cristiani di Spagna che durante la dominazione islamica assimilarono elementi arabi nella lingua, nell’arte e nella liturgia

Etimologia attraverso lo spagnolo mozarabe, dall’arabo mustaʿrib, participio attivo di decima forma verbale che significa ‘arabizzato’.

  • «In Spagna si possono ancora visitare antiche chiese mozarabiche di pietra grezza, con archi moreschi.»

Questa parola che sembra quasi un merletto è arrivata in italiano attraverso lo spagnolo mozarabe, ed esso, a sua volta, deriva dall’arabo mustaʿrib, cioè ‘arabizzato’. Infatti, quando in arabo troviamo la struttura ‘musta-‘ seguita da varie desinenze, siamo di fronte ad un participio attivo della decima forma verbale, che, in soldoni, ci indica chi compie l’azione in maniera riflessiva.

Bene, ora che abbiamo chiarito la formazione del termine, cerchiamo di capire meglio chi erano i mozarabi: non siamo davanti a un’arabizzazione qualsiasi.
Per farlo dobbiamo tornare a sbirciare la caduta dell’Impero Romano d’occidente.

Non fu un crollo di un giorno, ma un fenomeno complesso che durò secoli, e tra le varie forze che agirono sulla scacchiera ci furono anche le famose invasioni barbariche. Nella penisola iberica il popolo invasore fu quello vandalo, da cui deriva il termine comune che usiamo sia per definire adolescenti imbratta-muri sia hooligans violenti. Seguirono i visigoti, che si installarono nella regione fino all’arrivo degli arabi.

Il dominio musulmano della Spagna, chiamata al-Andalus forse dall’ipotetico toponimo gotico Landahlauts (letteralmente ‘lotti di terra’), o forse da un altrettanto ipotetico Vandalusia (‘terra dei Vandali), iniziò nel VII secolo d.C. ed ebbe fine solo quando, con la cacciata dell’ultimo governante islamico, fu portata a termine la reconquista, sotto l’egida di Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, nel 1492 — anno in cui, oltre a spedire Colombo alla ricerca di nuove vie per raggiungere le Indie, los reyes católicos cacciarono dalla loro nazione nuova di zecca, per soprammercato, tutti gli ebrei.

I poveri ebrei avevano vissuto per secoli più o meno pacificamente sotto dominio musulmano insieme anche ai cristiani di ascendenza romano-visigota, ed erano proprio questi cristiani arabizzati a portare il nome di mozarabi. Infatti cristiani ed ebrei, in quanto ahl-al-kitāb, cioè ‘gente del libro’ (la Bibbia), godevano dello statuto di dhimmi, ovvero ‘protetti’ presso le società musulmane del globo terracqueo. Per coloro che all’epoca praticavano ancora i culti pagani, invece, la sola scelta possibile era di convertirsi all’islam, pena la morte.

I mozarabi, dal canto loro, vissero alterne vicende sotto il dominio musulmano (ricordiamo infatti episodi sanguinosi come quello dei martiri di Cordova), e le loro condizioni si fecero sempre più difficili anche a causa delle pressioni dei cristiani della reconquista, stanziati più a nord. Si ingenerò un clima di sospetto nei confronti dei mozarabi, con conseguenti violenze e repressioni.

Nonostante questa situazione precaria, la cultura mozarabica si sviluppò e fiorì nei secoli, schiudendo i suoi petali colorati vivacemente dalla tradizione latina, visigota, cattolica e araba. Un crogiuolo di influenze e radici vario e complesso, che riuscì a dar vita ad opere architettoniche, letterarie e artistiche di grande valore (pensiamo alle piccole chiese preromaniche dotate di archi moreschi a ferro di cavallo), documenti importanti di un’epoca, ma anche di una lingua e di un popolo. Tutt’oggi esistono testimonianze viventi di tutto ciò nella comunità liturgica dei mozarabi, con messe particolari, un messale specifico e un ordine cavalleresco che comprende i discendenti degli antichi mozarabi e che, come ogni cosa spagnola che si rispetti, ha un nome lunghissimo: Ilustre y Antiquísima Hermandad de Caballeros Mozárabes de Nuestra Señora de la Esperanza de San Lucas de la Imperial Ciudad de Toledo.

Parola pubblicata il 08 Luglio 2022

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.