Onire

o-nì-re (io o-nì-sco)

Disonorare

dal francese honnir 'disonorare', dall'ipotetica voce francone haunjan, da cui anche onta.

Una parola che pare del tutto obsoleta. Eppure è notevole.

Innanzitutto, nella famiglia dei termini che variamente descrivono l'atto del togliere o macchiare l'onore, si colloca fra le più fini e poetiche. Etimologicamente richiama l'onta, motivo d'offesa o di vergogna - e si distingue dalla materialità dell'infangare, dalla valutazione dello screditare, dall'essere travolgente dell'infamare, dall'essere didascalico del disonorare.

Inoltre possiamo osservare che ha un pregio stilistico sottile, e non dappoco: il suo essere antiquata si riflette sul concetto di onore, che oggi recede fino ad essere quasi inafferrabile. In altri termini, risulta utile quando si voglia evidenziare (non senza ironia) l'obsolescenza di un certo preteso onore violato, deturpato. Si può onire il nobile omettendo volutamente il suo titolo, l'opera d'arte provocatoria onisce una tradizione seria e sussiegosa, la rivisitazione estrosa onisce il piatto celebre.

Non è una parola che magari tutti useremo oggi, ma rimane un tassello rilevante nel mosaico lessicale dell'onta e dell'onore - sintetica, pulita ed eloquente. E qualcuno avrà piacere di tenersela nella faretra.

Parola pubblicata il 03 Dicembre 2017

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