Postremo

po-strè-mo

Ultimo

Voce dotta presa in prestito dal latino postrèmus, superlativo di pòsterus 'che viene dopo', derivato di post 'dietro, dopo'.

Questa parola nasconde una raffinatezza a cui capita di rado di far caso, ma che invece ha bene in mente chi la usa (ad esempio, non manca mai di usarla Luciano Canfora): 'ultimo' è un termine che in italiano ha una certa ambiguità.

L'ultima notizia può essere sia quella appena arrivata, quella più fresca di tutte, sia quella che viene data alla fine, che dopo non ne ha altre. Possono sembrare la stessa cosa, ma non condividono la medesima prospettiva: davanti a un elemento che in tutti i casi è posto al termine di una progressione, da un lato c'è un senso di aggiornamento costante (un 'ancora ultimo'), dall'altro il senso di una conclusione definitiva (un 'ultimo terminale'). L'ultimo libro dello scrittore ha il brio della novità o il peso del testamento; l'ultimo tentativo può essere l'ennesimo segno di una tenacia che non demorde o il tentativo dopo il quale non ne verranno più fatti altri. Il postremo, in questi casi, è il secondo tipo di ultimo: quello estremo, finale. Insomma, se l'amico ci chiede 'la sai la postrema?' c'è da preoccuparsi.

Dentro ci suonano in tutta evidenza il post, che ci parla di un dopo, e quella terminazione che modella anche l'estremo e il supremo (extremus e supremus in latino) a un grado superlativo. Il dopo, il dietro che si pone alla fine ultima (!) di una progressione. Visto proprio da quell'angolo visuale che ce lo mostra all'estremità della fila della progressione, sul ciglio del burrone dell'eternità (ommamma), e non da quello che ci mostra l'ultimo come 'più recente', nuovo e fresco, di una fila che si sussegue — che è quasi un 'primo': dopotutto le ultime notizie sono quelle date all'inizio, e in fila dal medico è con l'ultimo, arrivato appena prima di noi, che si scambia per primo una parola, e nel negozio di elettronica le ultime novità sono forse in fondo?

L'ultimo, nell'uso costante e serrato che ha da secoli, ha visto maturare questa lieve ambiguità che oppone recente e finale; certo non turba i sonni di nessuno, ma può essere scavalcata con eleganza altissima ricorrendo al postremo. Chi mostra una cura di questo livello nel parlare e nello scrivere si distingue senz'altro.

Parola pubblicata il 28 Gennaio 2020

Commenti