Ricamare

Parole semitiche

ri – ca – mà – re

Significato Ornare un tessuto con punti decorativi eseguiti con ago e filo e volti a creare un motivo o un disegno particolare; abbellire una storia con dettagli ed episodi tra il vero e l’inventato

Etimologia dall’arabo raqama, ‘punteggiare’, ‘cifrare’, ‘marchiare’ ma anche ‘scrivere’.

L’epoca vittoriana è un periodo storico apprezzatissimo da tutti i collezionisti di mirabilia e i detentori di wunderkammer tracimanti bizzarrie: fu un tempo ricco di contraddizioni sociali durante il quale fiorirono usi e costumi a dir poco macabri e raccapriccianti. Una di queste bislacche usanze fu l’arte di ricamare motivi arzigogolati e preziosissimi usando i capelli dei cari estinti. Un modo come un altro per elaborare il lutto e tenere viva la fiamma del ricordo: passare interi pomeriggi chini sul tamburo, le mani contratte per tenere tra le dita l’ago e i sottilissimi fili composti dai capelli di chi non c’è più. De gustibus!

Il ricamo a mano, anche quello semplice, fatto con fili di cotone colorati e non usando le chiome altrui, oggidì è un’attività rétro, per non dire antiquata, anche se conta alcuni adepti imperterriti e appassionatissimi. Fa pensare a tenere fidanzate sospiranti al pensiero delle nozze imminenti con baldi giovanotti nel fiore degli anni, ma anche alle generazioni che hanno lentamente e con abilità certosina composto corredi sesquipedali, veri e propri tesori di tessuto e filo, che in non pochi fortunati casi si sono tramandati.

La parola ricamo, sorpresa sorpresa, viene dall’arabo raqama, un verbo che, tra le altre cose, significa letteralmente ‘punteggiare’. E che altro è il ricamo se non il riempire un tessuto di punti colorati e variegati? È attestata in italiano già nel 1354, giunta forse in Sicilia, porta da cui entrarono, molto probabilmente, nuove tecniche e stili innovativi già conosciuti e ampiamente praticati nel vicino oriente. Il ricamo poi, di certo già conosciuto, si sparse con rinnovata forza ovunque in Europa, da Venezia alle Fiandre, dall’Inghilterra alla Francia: merletti, pizzi, punto antico, punto erba, trine, ornati, punto catenella, punto broccatello… Vi sono un’infinità di stili e di effetti, meraviglie che possono essere create con un ago e con un filo ma che si direbbero uscite dal pennello di un artista: basta solo iniziare!

‘Ricamare’ è una parola che si è rifiutata di rimanere relegata all’atto pratico dell’ornare pezzi di tela. Questo verbo, infatti, un giorno ha attraversato lo specchio e si è ritrovato catapultato nel linguaggio figurato, dove ora significa infiorettare una storia con dettagli poco veritieri per renderla più interessante e avvincente. Ecco perché quando Marco vi racconta di come è riuscito ad avere il numero di telefono di Paola voi alzate gli occhi al cielo: la sua storiella è fin troppo ricamata! E quando incontrate lo zio Guido che vi ricama su una storia piena di peripezie sul suo ultimo rocambolesco viaggio in Alabama… vogliamo proprio parlarne?

Parola pubblicata il 10 Settembre 2021

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.