Sbinariato

Parole d'autore

Sbi-na-rià-to

Significato Letteralmente ‘uscito dai binari’; in senso negativo esprime disorientamento e mancanza di giudizio, in senso positivo originalità e anticonformismo.

Etimologia Participio di un ipotetico verbo sbinariare, dal sostantivo binario, con aggiunta del prefisso privativo s-.

Inventare parole nuove è uno dei giochi preferiti dai poeti e Giovanni Giudici (1924-2011) lo faceva con gusto particolare. Uno dei neologismi più famosi che si possono attribuire a lui è ‘sbinariato’, che avendo la forma di un participio ha dato forse origine per retroformazione al verbo ‘sbinariare’, usato talvolta in modo scherzoso ma non riportato nei vocabolari.

L’aggettivo compare in un’espressione della raccolta Salutz, “mia sbinariata vita” (VI.9), che può essere intesa in più sensi. Il significato di base è quello di una vita uscita dai binari, dunque disorientata, priva di punti di riferimento. Per estensione quindi la parola può descrivere un’esistenza sregolata, che manca di equilibrio e di giudizio, come afferma il Grande dizionario italiano dell’uso.

Può indicare anche un periodo in cui ci sentiamo particolarmente fuori fase: quando ci sembra che il tempo passi invano e che la vita vera sia altrove, magari su una delle strade alternative che avremmo potuto percorrere. Giudici definiva questa condizione desandio, che in dialetto ligure esprime lo stato proprio di chi è sfaccendato, sviato dai suoi compiti.

In questi sensi ‘sbinariato’ descrive una vita deviata, del tutto o in parte, dalla sua destinazione-destino. Ciò non porta al disastro completo descritto dal ‘deragliato’, tuttavia causa un procedere vuoto, su cui pesa il sospetto dell’assurdo.

Peraltro nel caso di Giudici una deviazione avvenne davvero, e molto presto: sua madre morì di parto quando lui aveva solo tre anni e il padre si risposò e si trasferì, portandolo lontano dai nonni materni. Da quel momento la sua vita gli sembrò sempre in qualche modo mancante, sbagliata rispetto al corso che avrebbe dovuto seguire. A questo si aggiunse poi la sensazione di essere fuori posto nell’ambiente intellettuale, sempre in bilico tra un’educazione cattolica mai dimenticata e le idee marxiste assorbite in seguito.

Va detto che lo ‘sbinariato’ di Giudici ha anche un’altra sfumatura, quasi impercettibile. Il prefisso s- infatti può avere anche un valore intensivo (come in ‘s-battere’, ‘s-cacciare’); perciò, se lo leggiamo così, l’aggettivo prende il significato di ‘fortemente binario’, cioè doppio: sballottato “tra incerto e incerto contrario” (VI.9).

È quello che avviene, tipicamente, in presenza di un amore infelice, come quello descritto da Giudici in Salutz; infatti il poeta definisce la donna amata “mia binarietà” (I.7), nel senso di ‘colei che mi rende duplice’.

In quest’ottica ‘sbinariato’ si avvicina a ‘sbinato’, participio di ‘sbinare’: un verbo tecnico che può descrivere, per esempio, la scelta di biforcare una linea ferroviaria facendola procedere, da un certo punto in poi, in due direzioni diverse.

Ma ‘sbinariato’ può anche avere un’interpretazione più sbarazzina. Potremmo usarlo infatti per descrivere una personalità fuori dagli schemi, che ravviva la routine quotidiana con un tocco di imprevedibilità. Una persona un po’ eccentrica, insomma, ma in modo simpatico.

A dirla tutta io e mia sorella abbiamo ricevuto più volte la qualifica di ‘sbinariate’, soprattutto quando a tavola cominciamo a scherzare tra noi, in una girandola di battute sempre più assurde che fanno ridere tutta la famiglia.

Peraltro l’evoluzione della nostra società promette bene per le future sorti di questa parola. Oggi infatti è sempre più apprezzato chi sa procedere in modo originale e flessibile, trasformando gli imprevisti in opportunità. Certo saper procedere sui propri binari, con tenacia e metodo, rimane una virtù importante; ma un pizzico di sbinariamento non guasta.

Parola pubblicata il 24 Maggio 2021

Parole d'autore - con Lucia Masetti

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