Schifiltoso

schi-fil-tó-so

Di gusti difficili, esigente, pretenzioso

da schifiltà, derivato di schifo.

Come accade spesso, per quanto sia chiaro ed evidente che l'aggettivo 'schifiltoso' deriva da 'schifo', ciò che manca alla conoscenza comune è il passaggio intermedio - quello che nasconde il segreto della forme e della sfumatura dello schifiltoso.

L'anello mancante è la schifiltà, che oggi potremmo descrivere a ritroso come l'essere schifiltoso, la qualità dello schifiltoso, ma che piuttosto ne sarebbe la base - un insieme di avversione, sprezzo, ritrosia, digusto sussiegoso, ripugnanza, insomma, l'atteggiamento e il sentire determinato dallo schifo. Ora, a qualcuno il modo in cui il termine 'schifiltà' è formato può parere strano: da dove salta fuori quella 'l'? Non si potrebbe parlare più semplicemente di un ipotetico 'schifità'?

Per quanto anticamente si siano avvicendate le forme più diverse (il Battaglia elenca schifaltà, schifaltade, schifeltà, schifiltà, schifiltade), quella 'l' è sempre sovrapposta al suffisso. Pare sia dovuto all'influsso di altre parole, come 'beltà', che con un soave passaggio provenzale ci sospende la lingua sui denti (come sarebbe più grezza un'ipotetica 'bellità'!). Così lo schifo genera la schifiltà (siamo nel XIII secolo), e la schifiltà genera lo schifiltoso (tardi, tre secoli dopo).

C'è un che di affettatamente raffinato, nello schifiltoso, un'uggia snob: la sua tendenza al disgusto, la sua facilità alla ripugnanza ce lo presentano pretenzioso, esigente. Il gatto schifiltoso sdegna anche il filetto di salmone, preparare da mangiare per gente schifiltosa rende maestri in cucina, e il coinquilino schifiltoso ci educa severamente alla pulizia.

Ci resta dentro un che di rétro, ed è qui che sta la sua forza: la blanda ricercatezza di questa parola risuona con la maniera nobilista che tratteggia, per un risultato incisivo, e volentieri sorridente.

Parola pubblicata il 17 Marzo 2019

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