Sciatto

sciàt-to

Trasandato, trascurato, negligente, insignificante, mediocre, squallido

dall'ipotetica forma del latino parlato exaptus, composto dal prefisso ex- con valore privativo e aptus 'adatto'.

Conosciamo la qualità dello sciatto soprattutto riferita a un vestire trascurato; ma questa è solo la punta di un iceberg di significati (più o meno usati) davvero impressionante. Si tratta però di una mole piuttosto lineare, illuminata dal concetto semplice e netto da cui scaturisce: il non adatto.

È quindi sciatto il professore che si presenta puntualmente con giacche stazzonate, sciatto un lavoro compiuto senza curaattenzione; è sciatto il romanzo che si reputa trito e insignificante, sciatta la battuta fiacca e volgare; sciatto l'edificio progettato in in maniera scriteriata e senza gusto, sciatta la corsa scomposta e svigorita.

Sono tutti casi, variegati, in cui qualcosa o qualcuno non si mostra adatto, e quindi consono, opportuno, curato, dignitoso, pervaso dalla giusta energia. Vediamo allora che nella sua pulizia il termine 'sciatto' è molto forte: sa essere tagliente, e va maneggiato con cautela. Il che è comunque comune per un concetto così antico, così originale.

Va notato un ultimo fatto che amplia ancora il respiro di questo quadro: anticamente 'sciatto', come sostantivo, poteva anche significare 'strage, distruzione'; in questo senso deriva dal verbo 'sciattare', appunto 'distruggere', che dalla medesima origine etimologica segna il supremo rendere inadatto della rovina.

Parola pubblicata il 07 Giugno 2017

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