Shoah

Parole semitiche

scioà

Significato Sterminio del popolo ebraico avvenuto in Europa durante la Seconda guerra mondiale

Etimologia Dall’ebraico shoah, parola presente diverse volte nella Bibbia ebraica e che significa ‘distruzione totale’, ‘devastazione completa’. Alcuni studiosi affermano che la radice trilittera sh–a–h in origine significava ‘fare un gran boato’, ‘crollare con un gran rumore’ per poi passare, col tempo, ad indicare il ‘crollare in rovina’.

Il Requiem, ultimo lavoro di colui che è stato definito il più grande compositore della storia, W.A.Mozart, è rimasto incompiuto. Lo completarono i suoi allievi su richiesta della vedova Constanze, ma i filologi e gli storici della musica sono certi che la mano del maestro sia riuscita a vergare gli spartiti almeno fino al Lacrimosa. Di quest’opera, uno dei brani più noti al pubblico è sicuramente il Dies Irae:

Dies irae, dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sibylla.

Quantus tremor est futurus,
Quando Judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus!

Questa sequenza in latino medievale, in cui si parla del Giorno del Giudizio, era una parte molto importante delle messe funebri nel rito tridentino. Il Dies Irae fu quasi certamente ispirato a Tommaso da Celano, il supposto autore, da un passo della Bibbia che si trova nel libro di Sofonia, capitolo 1, versetto 15:

Giorno d’ira, quel giorno,
giorno di angoscia e di afflizione,
giorno di rovina e di sterminio,
giorno di tenebra e di oscurità
e giorno di nube e di caligine.

'Rovina', in questo passo, è la traduzione che la Bibbia di Gerusalemme dà della parola shoah. Essa ricorre anche in altri punti, tra cui Isaia 47,11, ma sembra che il primo ad utilizzarla nella lingua corrente per parlare di ciò che stava accadendo al popolo ebraico in Europa fu lo scrittore Yehuda Erez, nel 1938. L’anno seguente, poco dopo lo scoppio del conflitto, il quotidiano Haaretz utilizzò ancora la parola nelle sue colonne e, col tempo, essa divenne definitivamente il nome ebraico della diabolica ‘soluzione finale’ attuata dal regime nazista.

Finita la guerra, per indicare la Shoah inizialmente si adottò il termine ‘olocausto’ e l’uso di questa parola sopravvive nei paesi anglofoni. Tuttavia, va detto che la comunità ebraica, gli studiosi e in generale i linguisti si oppongono all’utilizzo di ‘olocausto’ per definire lo sterminio degli ebrei nei lager, in quanto esso storicamente è un sacrificio rituale presente sia nelle religioni cananee, sia nell’ebraismo biblico, sia nei culti dell’antica Grecia: la pratica dell’olocausto consisteva nel bruciare interamente la vittima sacrificale e, ça va sans dire, è stato proprio questo particolare ad avvicinare la parola all’orrore delle camere a gas e dei forni crematori. Usare il termine ‘olocausto’, quindi, significa definire erroneamente la tragedia che si è abbattuta sugli ebrei come una sorta di ‘sacrificio a Dio’. Ecco perché shoah è la parola corretta da adottare.

Shoah, in ebraico, è stato usato anche per parlare del genocidio armeno da parte dei turchi e per altre catastrofi umane di questo tipo. È una parola potente, che da subito ci para davanti agli occhi le immagini dell’orrore supremo, del male incarnato, dell’atrocità che l’uomo sa infliggere all’uomo.
Purtroppo i sopravvissuti a questo male si stanno ormai lentamente spegnendo, perché il tempo passa inesorabile. A questo proposito vorrei ricordare il signor Alberto Sed, un reduce del campo di sterminio di Auschwitz, il quale ha raccontato la sua storia nel libro ‘Sono stato un numero’ e che ho avuto l’opportunità di conoscere e di ascoltare dal vivo. La memoria, infatti, resta e le voci di chi è ancora qui a testimoniare l’orrore, per quanto anziane e stanche, rimangono ferme e ben udibili, come quella della Senatrice della Repubblica Italiana Liliana Segre.

Il 27 Gennaio è la Giornata della Memoria perché in quel lontano giorno del 1945 l’Armata Rossa spalancò i cancelli di Auschwitz.

Parola pubblicata il 15 Gennaio 2021

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.