Simposio

sim-pò-sio

Significato In antichità, riunione dopo il banchetto in cui si danzava, cantava e discettava, oltre a bere; banchetto; convegno accademico per discutere su questioni di comune interesse

Etimologia voce dotta recuperata dal latino symposium, prestito dal greco sympósion, derivato da pósis ‘bevuta’ (da pínein ‘bere’), col prefisso sýn ‘insieme’.

  • «È stato organizzato un elegante simposio, per parlarne.»

È enormemente attraente — sono millenni che è enormemente attraente. Una situazione da Platone e da Jep Gambardella a un tempo, riservata a gente di un certo livello, in cui si eccede e si toccano alte vette. Ma procediamo con ordine.

Dopo il banchetto c’è il simposio. Il simposiarca lo presiede, e stabilisce in che proporzione il vino sia da annacquare — come era uso ai tempi, dato che il vino era decisamente più forte di quello che beviamo noi. Poi, lo fa mescere (il greco sympósion, deriva da pósis ‘bevuta’, col prefisso sýn ‘insieme’). Si tratta del prosieguo di una festa con gente molto scelta, in cui gentiluomini del mondo greco e romano si ritrovano, si ubriacano, cantano, giocano, danzano e accidentalmente possono anche condurre qualche discorso elevato.

La percezione di tendenziale (se non proprio invariabile) alta levatura intellettuale del simposio ha sicuramente più di un fondo di verità. Certo possiamo anche immaginarci che non tutti riuscissero col buco, ma la nostra generosa percezione è certo falsata dall’esistenza del Simposio per antonomasia.

È il titolo del dialogo di Platone più famoso. Ambientato giusto durante un simposio, ce ne mostra lo svolgimento, durante cui prende forma una celebre discussione sull’amore, portata avanti da vari interlocutori, fra cui Aristofane e, come sempre, Socrate.
Intellettuali d’ogni tempo hanno grufolato in ammirazione intorno a quest’opera, ed è stato facile sognare di poter a propria volta condurre ritrovi di questa caratura e di questa piacevolezza — rimettere in atto un po’ di Platone.

A rompere gli indugi sono gli inglesi, all’inizio del Settecento, quando in Europa l’amore per il greco si riscopre in tutto il suo ardore. Prendono questo famoso termine storico e lo attualizzano come symposium in un ritrovo conviviale in cui si beve e si discorre in maniera intellettualmente stimolante. E quindi, come succede sempre, se qualcun altro comincia cominciamo anche noi — così il simposio torna un banchetto, un convito alto, con gente eletta. Per l’alta celebrazione viene organizzato un simposio, al simposio rivediamo con piacere vecchie facce, durante il simposio sentiamo qualche campana interessante. Ma si aggiunge un significato ulteriore.

Si inizia a dire simposio il convegno di natura accademica, in cui un argomento di comune interesse viene discusso da un gruppo — un uso che raccoglie la crema del simposio. A esempio, come persona di ricerca posso partecipare a un simposio su una nuova tecnica diagnostica, a un simposio sugli scritti ritrovati di un autore, a un simposio in memoria di una collega.

Quest’uso da un lato è acuto, dall’altro è parziale. Il riferimento al Simposio di Platone, all’altezza della sua discettazione, è evidente — e antonomasia per antonomasia, quest’uso accademico conta sul volano dell’Accademia di Platone, la sua scuola (Akadémeia era il bosco sacro all'eroe Academo — che nessuno sa che cosa abbia fatto di eroico — presso cui insegnava Platone ad Atene).
E però il Simposio non si svolge in maniera sempre compassata. Si tiene di sera, e si beve, Alcibiade fa irruzione ubriaco marcio e insomma, se ancora dopo ventiquattro secoli il Simposio è il Simposio è anche per questo — per l’inatteso e il divertente.

Parola pubblicata il 05 Giugno 2024