Sorradere

sor-rà-de-re (io sor-rà-do)

Significato Raschiare superficialmente, rasentare, sfiorare, percorrere con leggerezza

Etimologia voce dotta recuperata dal latino subradere ‘lambire, raschiare’.

Parole dalla costruzione semplice, e che evocano moti noti, da cui tutti ci facciamo suggestionare volentieri, possono essere comunque rare, e di altissimo sapore poetico. Dopotutto, certe vette di poesia sono tutt’altro che inaccessibili, anzi sono pervie come il vialetto di casa.

Sorradere (simpaticamente vicina al sorridere anche se non c’entra nulla) è una voce dotta presa in prestito dal latino nel Trecento, ed è naturalmente collegata al verbo radere. Il ‘radere’, come sappiamo bene, ci parla di un tagliare col rasoio — affilato, pulito, agile, che preme al livello della pelle. E il sorradere ci parla di un’azione così ma meno intensa, e che con la minore intensità cambia senso; se vogliamo approssimare un parallelismo facile, possiamo mandare il pensiero alla differenza fra ridere e sorridere.

Perde la pressione del radere, perde il filo così tagliente conservando una stretta vicinanza e tutta l’agilità dello scorrere; certo si può sorradere la superficie del legno con la mano guantata per assicurarci che non ci siano schegge, ma soprattutto il sorradere rasenta, sfiora, lambisce: nella tuta alare il paracadutista sorrade ardito vette e speroni di roccia (non diremmo familiarmente che ‘gli fa il pelo’?); i raggi del primo sole sorradono orizzontali i tetti delle case proiettando ombre infinite; la corrente del fiume mi sorrade mentre nel caldo assolato ci siedo a semicupio; e la beccaccia svanisce sorradendo le frasche di quercia in un rapido fruscìo. Arriva fino a un percorrere lieve — e si può parlare di come si sorrade la striscia di strada appena asfaltata, di come la buona notizia ci fa sorradere marciapiedi e scale.

S’intende bene perché questa sia una parola per chi scrive, per chi fa poesia: è potente e delicata; eppure sceglie alcuni movimenti della realtà che ci sono così consueti (il vento sull’erba, il fiume sul greto, il passo leggero sul legno) da renderlo un verbo vicino. E non sarà peregrino usarlo, una volta ogni tanto, per calzare le nostre parole sul bello e sul sottile della vita, come Linati e Montale.

Parola pubblicata il 23 Dicembre 2019