Sterzare

ster-zà-re (io stèr-zo)

Azionare lo sterzo per cambiare la direzione di un veicolo, cambiare direzione o tendenza in modo brusco; dividere in tre parti, ridurre di un terzo

Nei primi significati, dall'ipotetica voce longobarda sterz 'manico dell’aratro'; nei secondi, composto parasintetico di terzo.

Si sterza girando il volante, ma se ci fermiamo a guardare questa parola non si può ignorare quel richiamo al 'terzo' che sembra ci echeggi dentro. Ebbene, le cose si chiariscono considerando che non c'è un solo 'sterzare', ma ce ne sono due diversi che hanno finito per convergere nella stessa forma.

Emerge per primo, in italiano, lo sterzare che ci è più consueto: parlando di veicoli descrive un ruotare le ruote (!) azionando lo strumento apposito, lo sterzo, al fine di dirigerli. Sterza il carro, sterza la moto, sterza l'automobile. E l'origine longobarda - è stata ricostruita la voce sterz , che aveva il significato di 'manico dell’aratro' - non ci stupisce molto. Infatti una grande parte dei termini di ascendenza longobarda che ancora oggi usiamo afferisce agli ambiti delle prototecnologie del lavoro (specie alla falegnameria); così parlando dell'automobile più sontuosa non possiamo ancora oggi allontanarci troppo dalla fatica dell'aratro, conservata a partire dai dialetti fra Emilia, Lombardia e Veneto fino al Settecento, quando il verbo 'sterzare' è attestato nella lingua nazionale. Peraltro lo sterzare è anche passato a significare in genere un voltare deciso, brusco rispetto a una direzione o una tendenza precedente, quindi dopo tanti litigi sterziamo su posizioni meno conflittuali, riconsiderando abitudini un po' viziose sterziamo verso uno stile di vita più salutare, visto che alla festa non ci sono molte persone interessanti con cui parlare sterzo sul vino. Ma il terzo?

Sterzare, con un successo molto più magro perché emerso nell'Ottocento e già relegato in contesti specialistici, ha anche il significato di 'dividere in tre', o di 'ridurre di un terzo'. Oggi si usa soprattutto in silvicoltura per descrivere un diradamento dei boschi operato per lasciare spazio alle piante più rigogliose (e qui il senso della riduzione di un terzo diventa del tutto approssimativa: la proporzione reale varia). Non c'è quasi modo di usarlo senza disorientare chi ci ascolta: sterzare una torta?, sterzare un gruppo?, sterzare un fondo? Dal contesto ci si arriva al fatto che si tratta di un dividere in tre o di ridurre di un terzo, ma la nostra immaginazione cerca subito una compatibilità metaforica col giro di volante.

(Qualche orecchio solleverà il lobo per chiedere se in questo quadro c'entri qualcosa il sesterzio romano. No. Semplicemente era una moneta che aveva il valore di due assi e mezzo, semis terzius. Però bello come il due e mezzo sia descritto come 'mezzo terzo'!)

Parola pubblicata il 24 Dicembre 2018

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