Stormire

stor-mì-re (io stor-mì-sco)

Frusciare, detto di piante

dal francone sturmjan 'tempestare'.

Da un'origine violenta, tutta burrasca, questa parola ci arriva come un refolo delicato, quasi vento impetuoso che varcando le Alpi perda la sua forza.

Qualcuno potrà vederci dentro l'inglese storm, 'tempesta', e omologo del tedesco Sturm (magari qualcuno si ricorderà il movimento dello Sturm und Drang, 'tempesta e impeto', che nel tardo Settecento preluse al potentissimo Romanticismo tedesco). E non sarebbe fuori strada, perché effetti l'origine del nostro 'stormire' è germanica, e una radice comune con lo 'stormo' c'è, anche se 'stormo' ci viene da una lingua del ceppo germanico orientale (che era quella dei nostri nonni longobardi), e 'stormire' dal francone, che è il nome di un raggruppamento di dialetti germanici occidentali: di valichi alpini, dopotutto, ce ne sono cento e cento.

'Stormo' ha avuto anche in italiano una fase violenta in cui ha significato l'assalto in armi e la moltitudine di armati, ma oggi osserviamo con malinconia autunnale gli stormi di rondini che migrano verso sud, e segniamo a dito lo stormo di oche che attraversa il cielo in formazione a delta — non proprio immagini bellicose. 'Stormire' invece, nonostante il francone sturmjan fosse in effetti un 'tempestare', fin da Dante è solo un frusciare di piante. Lui ne parla nel XIII dell'Inferno, nel bosco dei suicidi, in cui gli scialacquatori fuggono inseguiti da cagne nere, descrivendo proprio il rumore di qualcuno che corre fra le frasche; ma questo verbo si è via via orientato verso lo stormire di vento. Così quando sale la tramontana il bosco intero inizia a stormire e allunghiamo il passo verso casa; nella calma torrida di luglio uno stormire improvviso e lieve di foglie ci promette un po' di sollievo; ma si può anche parlare dello stormire dei giornali esposti dell'edicola alla folata di vento. E ovviamente Giacomo Leopardi, quando ci racconta l'immensità in cui trova asilo (in cui si può trovare asilo), ci spiega come compara il silenzio infinito che concepisce alla voce del vento che stormisce fra le piante, e ciò che allora gli sovviene.

Per significare semplicemente il passare di corpi e vento fra le frasche, un verbo davvero protagonista.

Parola pubblicata il 16 Settembre 2019

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