Velleitario

vel-le-i-tà-rio

Che ha carattere di velleità, vanamente ambizioso; che nutre aspirazioni non destinate a realizzarsi; persona velleitaria

da velleità, voce dotta recuperata dal latino medievale (della filosofia scolastica) velleitas, che è dal verbo velle 'volere'.

Questa parola non è la più facile da padroneggiare, ma porta un pensiero raffinato, e saper distinguere e circoscrivere il velleitario significa saper dominare un tipo speciale di vanità.

È dalla metà del Seicento che in italiano, recuperata per via dotta dal latino, circola la parola 'velleità'. Descrive un desiderio inefficace, un'aspirazione che non può trovare attuazione per incapacità. Lo zio ha delle velleità da pittore, il sindaco ha alte velleità di politica nazionale, e rinuncio a qualunque velleità di carriera. È un termine, anzi un concetto maturato nella filosofia cristiana medievale (la cosiddetta 'scolastica'), definito in particolare da San Tommaso D'Aquino: una volontà incompleta.

Invece il velleitario è di tre secoli più giovane: le prime attestazioni si hanno negli anni '30 del Novecento. E probabilmente è un calco dal francese. Con quel comunissimo suffisso '-ario' ci presenta innanzitutto un aggettivo che qualifica con un carattere — un carattere di velleità. È un aggettivo che mette allo scoperto l'inconsistenza di un desiderio e scava nella psicologia delle persone a cui è attribuito. 

Può essere velleitaria una competitività pretenziosa e sterile, un tentativo velleitario — tronfio o disperato — è votato al fallimento, velleitaria la minaccia inane e priva di fondamento. Parimenti è velleitario il drudo dell'amica che si racconta sempre in nuovi progetti del tutto teorici, bramoso e velleitario il concorrente che non potendo affermare la propria bravura ti denigra, velleitaria la collega che sbandiera aspirazioni non destinate a realizzarsi. Peraltro può anche essere sostantivo: e immaginiamo i traguardi raggiunti da una squadra di velleitari, e il pasto che viene servito se ai fornelli c'è un velleitario.

Il velleitario ci permette di vedere la volontà storta della velleità (approssimabile al vorrei ma non posso) non solo come elemento movente, ma caratterizzante. Ci fa leggere una cifra importante del mondo, talvolta grave e pericolosa, talvolta solo gradevole e simpatica come il vicino di casa insonne che è un sassofonista velleitario.

Parola pubblicata il 28 Ottobre 2019

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