Visionario

vi-sio-nà-rio

Che ha visioni, allucinazioni; che crede vere o possibili cose irreali o irrealizzabili; creativo, profetico

derivato di visione, dal latino visio, da vidère.

Fino a non molti anni fa il termine 'visionario', sia come aggettivo sia come sostantivo, aveva significati strettamente coerenti, e spesso poco lusinghieri. Ma su di esso ha pesato il significato dell'inglese 'visionary', con l'esito inatteso che ora vediamo.

Innanzitutto si dice visionario chi ha visioni - come apparizioni religiose o soprannaturali (un terreno già molto scivoloso), o allucinazioni visive. Per estensione, diventa visionario chi ritiene possibili o vere costruzioni della sua fantasia, cose che non sono reali o che sono irrealizzabili. Può dirsi visionario chi insegue un progetto rivoluzionario senza capo né coda, visionario il vicino di casa convinto che il suo giardino sia popolato da folletti o che i suoi alberi siano stati colpiti dal malocchio, e diamo garbatamente del visionario all'amico sicuro di chissà quale complotto. In questo tipo di 'visionario' c'è sogno, c'è pazzia. Inoltre può dirsi visionario quell'artista o quell'opera artistica capace di evocare visioni oniriche, magari allucinate (pensiamo a certi film di Gilliam o Fellini).

Ma l'inglese 'visionary' - e il 'visionario' su di esso ricalcato - propone invece caratteri marcatamente positivi, che hanno subito attecchito. Descrive chi ha una sicura visione del futuro, su come accoglierlo e guidarlo, con un carattere quasi profetico; descrive chi mostra un'immaginazione straordinaria, una potente vena creativa. Così diventano visionari i grandi innovatori e i grandi politici, e gli artisti più estrosi e inventivi.

Un'evoluzione non da poco, ma di cui in pochi sono consapevoli.

Parola pubblicata il 27 Aprile 2017

Commenti