Candidato
can-di-dà-to
Significato Chi è o si è proposto per una carica, o attende d’essere scelto; chi si presenta a un concorso o a un esame
Etimologia voce dotta recuperata dal latino candidātus ‘vestito di bianco’, da candĭdus ‘bianco splendente’, da candēre ‘splendere, brillare’.
Parola pubblicata il 28 Ottobre 2026

È un problema comune nel concepire le etimologie che vengono dall'antichità: poiché il passato è passato, tendiamo a pressarlo, mettendolo tutto insieme in un cestone, senza pensare alle stratificazioni e alle vicissitudini che conducono qualcosa dal passato fino a noi. Così, un'etimologia che deriva chiaramente dal latino, di una parola che ha dei significati chiari che, in modo chiaro, riprendono quelli antichi, non ci fa alzare un sopracciglio — non desta una punta di curiosità riguardo a come sono andate veramente le cose, ad esempio, su com'è che davvero il candidato romano sia diventato il nostro candidato.
La realtà dei fatti è che ci ha messo un bel po', e ha attraversato importanti soluzioni di continuità: siamo sui tre secoli di distanza da quando il candidato entra in italiano a quando recupera il senso di in lizza per un'elezione, che era uno di quelli che aveva in latino.
Ad esempio, il candidato è dapprima un grado militare alto, di rilievo, che entra in italiano come recupero dotto — adattamento, traduzione dei candidati di cui parla Vegezio in un suo famoso trattato su questioni militari. In realtà, c'erano anche vari tipi di candidati militari: potevano essere, fin da epoche più risalenti, comandanti di gruppi d'armata, ma in epoca tarda erano una porzione scelta dei pretoriani che, in pratica, stavano in borghese. Il riferimento è sempre all'abito bianco: il candidatus, in latino, si agglutina soprattutto intorno all'immagine di uno vestito di bianco. Figuriamoci, anche certe vittorie erano dette candidate per gli abiti indossati successivamente durante i festeggiamenti.
Ma in italiano va subito fortissimo anche in ambito religioso. Ovviamente, l'essere candidato corrisponde a un essere purificato e puro; quindi, continuando il concetto in un senso differente, si presta bene anche a distinguere gli aspetti liliali della santità dalle porpore del martirio.
Però, nel mezzo del Rinascimento, quando la latinomania è al suo culmine, il candidato ritrova la sua dimensione elettorale, che era una dimensione in effetti abbastanza madornale. Perché questi candidati, cioè persone proposte per cariche pubbliche, vestivano — per essere più visibili e anche per simboleggiare una certa purezza d'animo — toghe non solo sbiancate, ma cretate, imbiancate con il gesso. Se non proprio un travestimento, era comunque una mise che si faceva notare. Così abbiamo il nostro amato cardinal Bembo che parlandoci di storie e istituzioni veneziane ci racconta dei candidati ai ballottaggi.
Da quel punto in poi, questo genere di candidatura finisce per mangiarsi tutto il resto. La trovata, ovviamente, piace perché veste la proposta di elezione o di cooptazione non solo di bianco, ma di antico nobile blasone romano.
Così posso parlare del testo d'esame che inizia dicendo: «Esponga il candidato...»; posso parlare di come ci sia stata una zuffa fra i candidati al consiglio comunale del paese; e posso parlare di come io, se nessun altro si fa avanti, mi candido per l'ultima fetta di torta. La posizione è sempre quella di chi attende, di chi prova ad essere scelto.
Ed è un modo di metterla che, da un lato, ci presenta con serietà o ironia una procedura formale — che per esempio manca all'aspirante. Ma in questa formalità troviamo una compostezza soggetta e perfino umile — che per ulteriore esempio manca al pretendente. Il concorrente vive ormai in una dimensione più spettacolarizzata; il papabile, nel serio e nel faceto, fa aggio sulle sottigliezze delle camarille da conclave.
Un percorso tanto frammentato quanto ricco, quello del candidato.