L’ufficio di chi è incaricato di assistere e amministrare per conto di chi ha capacità giuridica limitata; anche, la cura e l’organizzazione di un’opera editoriale o di una mostra
dal francese curatelle, che è dal latino medievale giuridico curatela, derivato di curare ‘amministrare, aver cura’, modellato su tutela.
Proprio di chi detiene un potere assoluto che non risponde ad altri che a sé stesso
dal francese autocratique, derivato di autocrate ‘autocrate’; dal greco autokratḗs ‘che ha potere assoluto’, composto di autós ‘sé stesso, in persona’ e krátos ‘forza, potere’.
Chi finge di essere ciò che non è, attribuendosi qualità, meriti, identità o ruoli che non possiede, allo scopo di trarre vantaggio dall’inganno
dal latino tardo impostor, nome d’agente tratto da impostus, forma sincopata di impositus, participio passato di impōnere ‘porre sopra’, poi ‘dare a intendere, ingannare’; derivato di pōnere ‘posare, mettere’, con prefisso in-.
L’insieme dei doveri e delle norme di comportamento che regolano l’esercizio di una professione
voce dotta, dall’inglese deontology, termine coniato dal filosofo Jeremy Bentham e composto del greco déon, déontos ‘ciò che è doveroso, il dovere’ (participio del verbo impersonale deî ‘bisogna’) e -logia ‘discorso, scienza’.
Tramonto; fine, declino; come aggettivo, specie in espressioni come “amplitudine occasa”, per qualificare l’ampiezza dell’arco d’orizzonte tra l’ovest astronomico e il punto in cui un astro tramonta
voce dotta recuperata dal latino occasus, tramonto, a sua volta dal verbo occĭdere, ‘tramontare, cadere giù’, letteralmente ‘cadere davanti’, derivato di cădere ‘cadere’ col prefisso ŏb- ‘davanti’.
Cacciarsi tra i cespugli per nascondersi o appartarsi; più scherzosamente, ritirarsi in un luogo isolato per amoreggiare
derivato di fratta ‘macchia folta e intricata, sterpaglia’ col prefisso locativo in-; e fratta viene dal latino fracta, participio passato di frangĕre ‘rompere, spezzare’, che indicava dapprima il luogo dove si erano abbattuti gli alberi e poi, rinfoltito di rovi, il roveto stesso.
In biologia, l’assunzione da parte di un organismo di un aspetto – colorazione, odore, suono, postura – atto ad avvertire i possibili predatori che esso è nocivo, velenoso o sgradevole. In senso più ampio, l’emissione di qualsiasi segnale di avvertimento da parte di un organismo
voce dotta, introdotta nel XIX secolo dal biologo Edward Bagnall Poulton; composta dal prefisso greco apo- (ἀπό, ‘lontano da, che allontana’) e dal sostantivo sêma, -atos (σῆμα, ‘segno, segnale’). Letteralmente vale ‘segnale che allontana’ o ‘avvertimento a distanza’.
Che colpisce per la sua grande evidenza o vistosità; clamoroso, sorprendente
dal francese éclatant, participio presente di éclater ‘scoppiare’, a sua volta dal francone *slaitan ‘fendere, squarciare’, la stessa radice che in italiano ha dato schiattare; in italiano dal 1858.
Storicamente, tipica imbarcazione veneziana da laguna, a fondo piatto, asimmetrica e slanciata, mossa da un solo rematore (il gondoliere) con un unico remo; specie all’estero, parola-icona associata a Venezia, al turismo d’arte, al fascino dell’antico e a una navigazione lenta e sognante
l’origine della parola è dibattuta e incerta: l’ipotesi più accreditata la fa derivare dal greco bizantino kondúra (un tipo di imbarcazione corta e a coda tronca), forse incrociato col verbo dondolare.
Perdere o far perdere la vivezza del colore, schiarendosi in una tinta più smorta e incerta; in senso figurato, attenuarsi e farsi vago
composto parasintetico di biado, variante antica di biavo ‘azzurro chiaro’ — col prefisso sottrattivo s-; biavo viene dall’antico francese blau (francese dialettale blave), dal francone blāo ‘azzurro’, dello stesso ceppo germanico di blu .
Che si svolge per curve morbide e continue; per estensione, dalle forme tornite e flessuose; in senso figurato, contorto o subdolo
dal latino sinuosus ‘pieno di curve, di insenature’, derivato di sinus ‘piega, cavità; seno’, che indicava dapprima la piega del mantello, poi il seno del corpo e l’insenatura del mare; in italiano dal primo Cinquecento.
Valutazione, parere motivato, discernimento; in senso proprio, decisione pronunciata da chi ha autorità di giudicare
dal latino iudicium, derivato di iudex ‘giudice’; questo, a sua volta, è composto di ius ‘diritto’ e della radice di dicere ‘dire’: è, letteralmente, colui che dice il diritto.