Dialetti e lingue d'Italia

Significato Pane — Varietà linguistica: marchigiano di Filottrano (Ancona)

Etimologia dal latino pane(m), di genere maschile; nel latino popolare di epoca più tarda si è probabilmente affermata la forma pane con genere neutro.

  • «Me piace o pà fresco, ma ssu pezzu de pà non è frescu» 'mi piace il pane fresco ma questo pezzo di pane qui non è fresco' (frase in marchigiano di Filottrano)

Tanto sono variati i tipi di pane nelle città d’Italia, quanto è straordinariamente costante il tipo lessicale: per dire ‘pane’ si dice dappertutto ‘pane’, ovviamente con differenze di pronuncia, che però sono piuttosto superficiali, e lasciano la parola quasi sempre riconoscibile: casi appena più distanti sono il pãĩ, con dittongo nasale, di certi dialetti della Sardegna centro-meridionale, il pòn che si sente nelle Alpi del Piemonte e della Val d’Aosta (a Ostana per esempio, in provincia di Cuneo, suona quasi /pòng/), il con perdita completa della nasale di molte varietà centro-italiane da Ancona ad Ascoli, dove suona esattamente come in catalano. Invece per i vari tipi di pane, di panino, per le forme, i condimenti, i modi di cottura, i ripieni, eccetera, la varietà locale, e quindi dialettale, esplode. Cito solo il sèmelle fiorentino corrispondente approssimativamente alla michetta milanese, ma non vado oltre perché i nostri lettori ne sapranno molto più di me, e il lessico gastronomico dialettale è un labirinto che non ho avuto ancora il coraggio d’affrontare. Chiedo aiuto.

E allora, questione chiusa? La parola di oggi è pronunciata, più o meno, /pane/ e vuol dire ‘pane’... che fantasia. Eh, no, nient’affatto, qui è in ballo una questione cruciale dello studio delle lingue romanze. Si deve sapere che la storiella che ci raccontano a scuola che il latino aveva ‘maschile, femminile, neutro’ e poi col passaggio al romanzo si è perso il neutro e sono rimasti solo maschile e femminile non è mica tanto vera; è forse vera per l’italiano, ma non lo è affatto per un cospicuo gruppo di dialetti centrali e meridionali.

In molti di questi dialetti si distingue un articolo neutro (detto ‘neutro di materia’) che si usa per entità non contabili, non pluralizzabili, come ‘pane, ferro, latte, miele, sale, il caldo, il freddo’, da uno maschile che ha il suo bravo plurale. L’articolo neutro in genere ha un aspetto del tipo ‘lo’, ‘o’ e a volte induce il raddoppiamento della consonante seguente: alzi la mano chi sapeva già che a Napoli o cafè (masch.) è il locale dove si prende o ccafè (neutro); l’altro tipicamente ha un aspetto del tipo ‘lu’, ‘u’, e non induce raddoppiamento; questa distinzione o/u, solo in alcuni dialetti, si è estesa anche alle desinenze dei nomi, e non sempre in modo evidente al non esperto.
E il confine tra dialetti che hanno mantenuto il neutro e quelli che lo hanno perso passa per le Marche centrali, dove sono stato nei giorni scorsi e dove, con sommo stupore, ho notato che ad esempio a Montecarotto (AN) si dice l pà esattamente come l pè (‘il piede’), ma a distanza di 20 km, a Filottrano, si dice invece o pà è fresco ‘il pane è fresco’, intendendo tutto il pane di questa sfornata, ma ssu pà è frescu ‘questo pane è fresco’, cioè questo pezzo di pane, questo panino, individuato, e quindi maschile. Così come si dice è callo ('è caldo, fa caldo'), ma u sòle è callu.

Voi dovete immaginare due strani personaggi accaldati che irrompono in un bar di provincia, dove alcuni pensionati giocano a carte e guardano ai forestieri con aria interrogativa; i due studiosi armati di quaderno ordinano qualcosa e vanno dicendo che sono interessati al dialetto, che devono fare degli studi, e interrompono, offrendo bibite, la partitella di briscola per chiedere, nell’ilarità generale, se davvero a Filottrano si dice o pà (il pane), ma u cà (il cane), ovviamente guardandosi bene dall'affermare o peggio dal chiedere, "è maschile?", "è neutro?".
Per la vostra tranquillità ve lo confermo, è davvero così; e sembra ormai dimostrato il fatto che questo neutro non è una nuova creazione delle lingue romanze, ma è invece in continuità col latino, che già assegnava quasi sempre il genere neutro a questi nomi non-contabili, e che finì per estenderlo anche a parole che nella lingua scritta normata non erano neutre, ma maschili, come per l’appunto panis (pane). Pane al neutro è usato ad esempio da Plauto in un passo in cui afferma che due cose 'rafforzano lo stomaco': pane et assa bubla ("pane e bue arrosto"). Come dargli torto?

Andando via, conquistata la fiducia di tutto il bar, gl’informatori ci hanno tenuto molto a dirci che dalle loro parti “un pezzo di pane per uno” si dice un pezzu de pà però. Il parlante ha sempre ragione, non si possono assumere atteggiamenti di superiorità, ma che il latino per unu(m) possa diventare però è una cosa veramente inaudita: ci siamo guardati con aria interrogativa dicendo tra noi "questa poi!", abbiamo chiuso il quaderno e siamo andati via con aria pensosa.

Parola pubblicata il 13 Luglio 2026 • di Carlo Zoli

Dialetti e lingue d'Italia - con Carlo Zoli

L'italiano è solo una delle lingue d'Italia. Con Carlo Zoli, ingegnere informatico che ha dedicato la vita alla documentazione e alla salvaguardia di dialetti e lingue minoritarie, a settimane alterne esploriamo una parola di questo patrimonio fantasmagorico e vasto.