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Varietà di italiano scritto propria della comunicazione digitale – messaggi, chat, post, commenti – caratterizzata da informalità, brevità, frammentarietà, contaminazione con l’oralità e con l’inglese della rete

composto del prefisso e- (dall’inglese, abbreviazione di electronic, come in e-mail, e-book) e italiano, con aferesi della i; coniato dal linguista Giuseppe Antonelli nel 2012.

di Greta Mazzaggio·06 ago 2026

Prendere nella rete; in senso figurato, attrarre qualcuno con arte per ingannarlo

voce dotta recuperata dal latino irretīre ‘prendere nella rete’, derivato di rēte ‘rete’ col prefisso locativo in-.

di Giorgio Moretti·05 ago 2026

Ucciso

voce dotta recuperata dal latino interfectum, participio passato di interficere ‘uccidere, distruggere’, composto di inter- ‘in mezzo’ e facere ‘fare’.

di Giorgio Moretti·04 ago 2026

Chi gestisce un bar o lavora al bancone occupandosi della preparazione e del servizio di bevande, caffè e alimenti

derivato di bar, con il suffisso -ista.

di Giada Aramu·03 ago 2026

Il luogo in cui si incrociano due o più strade

da croce, dal latino crucem ‘croce, patibolo’, col suffisso -icchio.

di Giorgio Moretti·02 ago 2026

Chi provoca con malignità discordie e rancori fra le persone

composto di mettere e di male.

di Giorgio Moretti·01 ago 2026

La mietitura del grano e dei cereali; per estensione il raccolto e, in senso figurato, una grande abbondanza

dal latino messis, ‘mietitura’, derivato di metĕre ‘mietere’, participio passato messus.

di Giorgio Moretti·31 lug 2026

Nella credenza popolare, influsso malefico esercitato dallo sguardo di certe persone, per invidia o malanimo, anche inconsapevolmente; per estensione, sfortuna, iettatura

composto di malo e occhio; il sostantivo unito è ottocentesco, nato dalla locuzione ben più antica mal occhio.

di Greta Mazzaggio·30 lug 2026

Povero e doloroso; misero, meschino; scarso, debole

prestito germanico medievale, dal germanico *gram ‘cattivo, dannoso’ (donde il tedesco Gram ‘affanno, angoscia’).

di Giorgio Moretti·29 lug 2026

Ravviato col pettine; in senso figurato, curato nella forma, per lo più in modo eccessivo

participio passato di pettinare, dal latino pectināre, derivato di pecten ‘pettine’, da pectĕre ‘pettinare, cardare’, su una radice indoeuropea legata alla tosatura e al vello.

di Giorgio Moretti·28 lug 2026

Varietà: dialetto ascolano — Compare, cioè padrino di battesimo o di cresima del proprio figlio; poi, semplicemente ‘compaesano’, ‘amico’

dal latino ecclesiastico compătre(m) ‘padrino’, derivato di păter ‘padre’ col prefisso co(n)-.

di Carlo Zoli·27 lug 2026

Ripostiglio, luogo stretto e angusto, spesso buio

composto da buzzo, derivato da bugio, ovvero ‘vuoto’, con prefisso ca- da cata- e s- intensiva.

di Maria Costanza Boldrini·26 lug 2026

Relativo a Luigi Pirandello e alla sua opera; che ne ricorda le situazioni paradossali e angosciose, in cui identità e verità vacillano

dal nome di Luigi Pirandello (1867-1936).

di Giorgio Moretti·25 lug 2026

Che riguarda gli umori del corpo; e, nell’uso comune, di chi muta umore con facilità

deriva da umore, dal latino (h)umor ‘liquido, umidità’, a sua volta da (h)umēre ‘essere umido’; il valore di ‘temperamento, disposizione d’animo’ nasce dalla dottrina ippocratica.

di Giorgio Moretti·24 lug 2026

Mettere insieme poco alla volta e a fatica, quasi granello per granello, ciò che è scarso o disperso — specialmente denaro

derivato di granello, diminutivo di grano (dal latino granum ‘chicco, seme’), col prefisso ra-.

di Greta Mazzaggio·23 lug 2026

Mancante di una parte, non pieno, non intero; per estensione, detto di persona, che manca di senno o di prontezza di mente

participio passato di scemare ‘diminuire, ridursi della metà’, attraverso il latino volgare *semare, derivato del latino tardo sēmus ‘mezzo, dimezzato’, a sua volta da sēmi- ‘metà’.

di Giorgio Moretti·22 lug 2026

Che ha uguale valore o efficacia, equivalente; in particolare, nel linguaggio burocratico, detto di titolo che vale quanto un altro

voce dotta recuperata dal latino tardo aequipollens, composto di aequus ‘uguale’ e del verbo pollēre ‘essere forte, valere, avere forza’.

di Giorgio Moretti·21 lug 2026

Piatto a base di fettine sottilissime di carne bovina cruda, disposte su un piatto e condite con una salsa fredda (originariamente a base di maionese, senape e salsa Worcestershire); oggi, all’estero e in Italia, il termine si estende a una categoria di taglio universale applicata anche a pesce, verdure o frutta

dal cognome del pittore veneziano del Rinascimento Vittore Carpaccio (ca. 1465–1525); il piatto fu battezzato così nel 1963 da Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, per via della somiglianza tra il rosso vivo della carne cruda e le tonalità accese e inconfondibili che dominavano le tele del maestro esposte in quel periodo in una celebre mostra al Palazzo Ducale.

di Giada Aramu·20 lug 2026