Allogare
al-lo-gà-re (io al-lò-go)
Significato Porre, sistemare; accogliere; impiegare, investire
Etimologia dal latino tardo adlocare, da locus ‘luogo’ con prefisso ad-.
- «Intanto è stato allogato tutto in magazzino: vedremo che farne.»
Parola pubblicata il 23 Gennaio 2026 • di Giorgio Moretti
‘Allogare’ è stato mangiato dal fratello ‘allocare’ — che oltre ad essere ben più diffuso ha dei caratteri estremamente più definiti, e usi pratici più circoscritti. Tiriamoglielo fuori di bocca e diamogli una ripulita.
L’allocare è un assegnare. Era una variante di ‘allogare’ che non aveva mai avuto gran successo, ma ha preso grande vigore ricalcando i significati dell’inglese to allocate. È diventato un verbo specialistico, che parla di ripartizione e distribuzione di risorse, dell’assegnamento, specie di fondi e personale, per certi obiettivi e funzioni. Ad esempio posso parlare di come siano stati allocati più fondi in ricerca e sviluppo rispetto all’anno passato, parlare di come l’amministrazione locale intenda allocare il ricavato di una vendita, del personale che è stato allocato su una funzione particolarmente delicata.
Non che la sostanza cambi rispetto all’allogare — cambia l’atteggiamento, che è quello di un distribuire amministrativo, economico, anche informatico. Il tardo adlocare risulta linearmente dalla somma di ad- e locus ‘luogo’, quindi ‘mettere a posto’. E l’allogare, per quanto desueto, prosegue questo significato con un tratto ampio e forte.
Non è un ambito di significati in cui la lingua italiana brilli per una fantasmagoria di soluzioni raffinate: al ‘mettere’ e al ‘sistemare’ — azioni abbastanza spicciole — possiamo affiancare giusto il ‘porre’, che è un gesto di grande premura, e il ‘collocare’; entrambi sanno un po’ di gesto definitivo, e il secondo forse sembra più congegnato del primo.
L’allogare è della stessa pianta del collocare, come forse si annusa — è imperniato su un luogo, su un posto. Ma il collocare, con quel prefisso co-, ci dice di star considerando il contesto, l’insieme della situazione e delle circostanze, delle posizioni e degli spazi. L’allogare è più asciutto e indefinito.
Va detto, un punto di tremendo fascino è il sonoro ammorbidimento offerto dalla ‘g’ — che in questa zona etimologica non vorremo certo lasciare solo allo ‘slogare’. L’allogare è un sistemare in luogo appropriato, che sa di gesto esperto e liscio — tant’è che diventa anche un ospitare, un accogliere (ti posso allogare in casa mia o in albergo). Ha anche i tratti propri dell’allocare, prendendo quindi l’aria di un impiegare, di un investire — posso allogare altri due falegnami o allogare un capitale. Ma stiamo nel suo centro.
Ho comprato due casse di libri e adesso devo allogarli sugli scaffali che ho, o montarne di nuovi; il tavolo del nonno che ho allogato in cantina l’ha trasformata in uno studio; e quando abbiamo delle foto da fare, l’amica è in grado di preparare il set allogando pochi semplici oggetti.
Il rischio è suonare pretenziosi: è una parola rara, e in quanto tale sembra più alta. Ma è un effetto che si può sfruttare: in certe frasi, una premura in più sul modo di rappresentare un’azione tanto semplice può risultare brillante.