Aulire

au-lì-re

Odorare, mandare profumo

dal latino olère avere odore.

Questo verbo, bello e desueto, nasconde una storia curiosa.

Dalla latinità ci giungeva il verbo olere, che significa avere odore. Ma visto che, nella transizione al volgare, molti dei dittonghi 'au' venivano popolarmente chiusi in 'o', lo zelo ipercorrettista ha reagito aprendo in 'au' anche la 'o' di olere - che invece non era stata scempiata: nasceva così. In questo modo si forma il verbo 'aulire'.

Le fortune di questa parola sono state alterne: dopo un periodo d'oro in epoca rinascimentale, fu riaccolta nel lessico letterario verso la fine dell'Ottocento - per una stagione breve ma intensa. Oggi, resta uno dei termini che in maniera più esemplare segna quell'universo letterario il cui lessico sta sul crinale fra il comprensibile e l'incomprensibile. Da tenere presente, affinché lo iato con quella letteratura non si allarghi tanto da renderla bisognosa di parafrasi, per essere capita.

Ad ogni modo il verbo aulire rimane una risorsa preziosa per significare il profumare in maniera aggraziata e lieve: il profumo - con quel riferimento al fumo - ha sempre un che di pesante. Quindi si può dire che i gelsomini auliscono in maniera inebriante, ci si può perdere nella chioma aulente dell'amata, e l'antica biblioteca aulisce soffusamente di carta vecchia.

Parola pubblicata il 25 Febbraio 2015

Commenti