Bagnomaria

ba-gno-ma-rì-a

Metodo per riscaldare indirettamente, che consiste nel porre un recipiente in un altro in cui è posto un liquido caldo

composto di bagno e forse dal nome di Miriam, sorella di Mosè e Aronne, che ebbe fama di grande alchimista; forse dal nome della celebre alchimista Maria la Giudea, vissuta all'inizio del I millennio.

Nel bagnomaria ciò che deve essere riscaldato, o cotto, o distillato, viene posto in un recipiente, a sua volta posto in un altro, solitamente pieno d'acqua bollente. La mediazione del calore permette un riscaldamento molto più delicato e controllato rispetto a uno che si avvalga della fiamma viva. Chi ha provato a sciogliere la cioccolata direttamente sul fuoco sa di che cosa sto parlando.

L'invenzione di tale metodo è classicamente ricondotto al mondo dell'alchimia, in cui le distillazioni e le calcinazioni di elementi preziosi dovevano essere condotte con estrema precisione. In particolare certi autori la attribuiscono a Miriam, personaggio biblico, sorella di Mosè e di Aronne; altri la attribuiscono alla misteriosa Maria la Giudea, di cui poco si sa: si dice sia vissuta ad Alessandria d'Egitto fra il I e il III secolo d.C., e che fra le altre cose abbia inventato anche l'alambicco.

È straordinario come una parola di uso tanto comune, buona per ricettari e programmi di cucina, sia mutuata dal gergo esoterico degli alchimisti. Ma chi non conosce un cuoco o una cuoca capace di trasformare, in un certo senso, il piombo in oro?

Parola pubblicata il 24 Luglio 2014

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