Clemente

cle-mèn-te

Significato Che perdona con facilità, indulgente, pietoso; mite

Etimologia voce dotta recuperata dal latino clemens, di origine incerta.

  • «È stata clemente, ha detto che i miei supplì bruciati erano "non ottimi".»

Sono queste le parole difficili. Parole di cui percepiamo il rilievo e che intendiamo, senza però arrivare a una comprensione intima. Conservano sempre un’aria un po’ strana, di affettazione, d’ingombro: quali siano le loro geometrie riposte dei loro penetrali resta in larga parte fuori dal normale interesse — e questa misura di accontentamento è uno scoglio. Insomma, che vuol dire ‘clemente’?

Be’, è clemente chi perdona con facilità, chi si mostra benevolo, chi giudica in modo mite. No? Clemente il professore che ha rimandato l’interrogazione, clemente la vigile che ci ha mandato via solo con un’ammonizione verbale, clemente la sentenza che valorizza le circostanze attenuanti — insomma è una qualità che si nota soprattutto quando si parla di giudizio, di temperanza nel giudizio.

Messa così non pare una faccenda poi complessa, ma nasconde il rischio costante di un cortocircuito concettuale. Quali sono i suoi limiti? Diciamo ‘clemente’ anche un giudizio favorevole che però è ingiusto? O la clemenza è una declinazione interna alla giustizia?

Vorremmo che l’etimologia ci aiutasse. Ma come spesso accade quando ne abbiamo più bisogno, qui ci lascia in mezzo al guado — al massimo ci offre alcune suggestioni che però non hanno proprio un fondamento granitico. Diverse fonti avanzano che clemens possa essere composto con un primo elemento corradicale dell’ipotetico verbo clino (da cui vengono l’inclinare e il chinare): il clemente descriverebbe un’inclinazione nel senso di buona disposizione d’animo. Questa è una metafora che frequentiamo normalmente: quante volte ci diciamo inclini a credere a qualcuno, a dar ragione a qualcuno, a prendere un primo invece che la pizza? Ma c’è anche chi mostra una visibile attrazione per il fatto che clemens (clemente) possa nascere come antonimo di vehemens (veemente): una splendida speculazione — clemenza come contrario di una forza energica che si slancia nel mondo.

Ciò che possiamo rilevare con sicurezza, osservando il clemens latino, è che questo aggettivo prescindeva da un contesto di giudizio. Il mare era clemens quando era calmo, clemens il giorno quando la temperatura era mite, e così il pendio lieve, l’animale mansueto, il corso d’acqua tranquillo; poi certo, il clemens entrava anche nel foro pubblico, e poteva dirsi clemens la diceria senza malizia, clemens un’interpretazione umana della legge, e il giudice misericordioso.

Ma mettiamo il piede qui: col clemente, l’espressione mite che cogliamo nelle forze della natura si riflette anche sul giudizio. Il clemente non s’impiccia in questioni di legittimità, si manifesta nel tepore della pietà. Non è indulgenza traditrice: il giudizio clemente ha una temperie clemente — niente tempeste di sentimento che riducono la visibilità, niente inflessibilità che gravano addosso come il solleone: solo una serena, generale benevolenza, che fa non giustizia, non favori, ma semplicemente quel che consegue alla comprensione. Anche se la posizione del giudizio richiede una certa qual soprelevazione, il clemente è piegato, non torreggiante, con orecchio teso, non scostante, e compie lo sforzo dell’accogliere e del capire. Non entra nel giudizio con una spallata veemente. Non asseconda come l’indulgente, né è mosso come il misericordioso.

Sembra una chimera di saggezza. Forse, quella della clemenza è semplicemente una virtù che si colloca nella pleiade della generosità, della benignità, della pietà — ennesima declinazione di temperanza, con una particolare sfumatura d’umanità.

Ultimo punto curioso: anche noi oggi possiamo dire che il tempo è stato clemente. Ma non intendiamo così che il meteo sia stato mite: l’idea è che una forza superiore poteva decidere per il peggio, e ha avuto la pietà di ascoltarci e non farlo. Una personificazione intensa — perché altrimenti la risoluzione imperscrutabile e superna del diluvio che ci grazia arbitrariamente non sarebbe clemenza.
Ecco, sono queste le parole difficili.

Parola pubblicata il 02 Novembre 2023