Consegnare

con-se-gnà-re (io con-sé-gno)

Dare; affidare

dal latino consignare 'sigillare, sottoscrivere, registrare', derivato di signum 'segno', col prefisso con-.

Se pensiamo al 'consegnare' - niente di più facile, è una parola comune - quello che ci viene in mente è l'azione di un passaggio: che sia un dare generico, magari col taglio del recapitare, o che sia un dare in custodia, in potere, un affidare, il nocciolo di questa immagine mentale non cambia. Ma va ricalibrata, perché il consegnare ci dà uno scorcio preciso che dal semplice 'passare' o 'dare' si discosta un po': il passaggio, nel consegnare, è solo un effetto.

Il latino consignare ci racconta un suggellare: quindi non ruota intorno a un passaggio, piuttosto ruota intorno a un accordo che determina il passaggio. Il sapore così si fa più chiaramente diplomatico, contrattuale, o gradevolmente burocratico. Il consegnare è un convenire formale, per cui si segna, si autentica, si suggella in maniera compiuta (quel 'con-' indica proprio l'azione compiuta, ha un valore perfettivo). Ma che cosa si suggella?

In primis un affidamento: se dico che ti consegno le chiavi di casa, implico la richiesta di una cura, se consegno l'auto al parcheggiatore, implico la richiesta di una custodia; e se un certo fatto oscuro, finalmente ricostruito e rischiarato, viene consegnato alla storia, lo intendiamo ottimisticamente inserito nel cerchio protetto di ciò che, sappiamo, è stato. Di qui, da questo sigillo di fiducia si dirama il resto, che crescendo in genericità perde fiducia e sigillo. Ma fatte queste considerazioni, il delinquente che si consegna ai carabinieri fa quasi sorridere, la consegna del lavoro per dopodomani si ammanta d'importanza.

Un suggellare perfetto in assegnamento e credito sembra un'azione solenne e rara; col consegnare, non lo è. Ma le resta il carisma.

Parola pubblicata il 10 Settembre 2018

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