Corteggiamento

cor-teg-gia-mén-to

Complesso di azioni con cui si cercano i favori di qualcuno, specie amorosi; mettersi al seguito di un potente, specie in una cerimonia

da corteggiare, derivato di corte.

Stupefacente: la corte è un luogo e un insieme di persone che da molto non esiste più nella forma in cui si è affermata nel nostro immaginario, ma non solo la sua suggestione continua ad affollare i nostri discorsi: ci rifacciamo comunemente anche alle sue dinamiche. Rimane un luogo comune in cui non possiamo fare a meno di incontrarci, un riferimento che non possiamo fare a meno di citare. Pensiamo al comportamento cortese, all'adulazione del cortigiano, al chiasso del corteo, e venendo a noi anche alle maniere del corteggiamento.

'Corteggiare' è chiaramente un derivato di 'corte', con quel suffisso -eggiare che nella nostra lingua segna giusto il verbo che deriva da un nome. Sinteticamente, quindi, il corteggiare ci descrive un fare la corte, un comportarsi da corte. E come si comporta la corte?

Intorno al centro di gravità di una persona che spicca - per potere, di solito, ma anche per prestigio, o per desiderabilità - si raccoglie una corte che la appoggia, che la sostiene e consiglia, che la compiace e diverte, che le dà lustro, che la ossequia e riverisce schiettamente, o per dovere, o in cerca di protezione, o di favore. Insomma, in chi fa la corte troviamo impiantata, su una base cavalleresca, l'attitudine a fare, a essere quel famoso spettacolo d'arte varia di cui canta Conte - che quindi è il corteggiamento.

Lo scrittore famoso cede al corteggiamento appassionato della casa editrice, il collega abile riesce a concludere l'affare con un finissimo corteggiamento, e facciamo spazio al corteggiamento fermo e discreto che ci sorprende. Attenzione, tensione, cavalleria, cortesia: questo troviamo nel corteggiamento, il cui potere peculiare non solo si volge a qualcuno che è già un centro di gravità, ma fa diventare qualcuno un centro di gravità.

Parola pubblicata il 07 Marzo 2018

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