Desistere

de-sì-ste-re (io de-sì-sto)

Cessare, rinunciare

voce dotta, recuperata dal latino desistere, derivato di sistere 'fermarsi', intensivo di stare, col prefisso de-.

Facile, si può pensare: è il contrario di 'insistere', il suo fratello più comune. E in effetti è così, ma scendiamo.

Il desistere è un cessare, un rinunciare speculare al ribadire, al perseverare dell'insistere. E la terra su cui questi verbi sono costruiti è quella fertilissima del sistere latino (casa dell'assistere, dell'esistere, del sussistere, del resistere e via e via): questo sistere ci dipinge con un tratto essenziale il significato del fermarsi, del porsi in modo stabile, trattenuto, e lo fa in quanto derivato di stare. Alcuni autori, in questo caso, leggono nel prefisso de- un rafforzativo, anche se molti altri non si sbilanciano; e quindi può non essere peregrino leggerlo secondo il suo carattere più comune, quello sottrattivo. Il desistere potrebbe insomma essere un fermarsi intenso che porta il segno della rinuncia, ma potrebbe anche essere un distogliere, un levarsi da una certa posizione. Comunque l'italiano lo ha recuperato dal latino così com'era nel XIV secolo.

Ciò che si percepisce chiaro in ogni caso è l'allentamento di tensione raccontato nel desistere - c'è abbandono, e volentieri c'è sollievo, anche quando viene fatto a malincuore. Tanto l'insistere è pesante quanto il desistere è lieve. Se desisto dal proposito di non servirmi di dolce, mollo la presa sulla mia condotta e mi dedico a una batteria di dessert; se desisto da un corteggiamento che non porta da nessuna parte, con un po' di mestizia smonto l'investimento e libero tempo ed energie; se dopo tanto tempo passato su un rompicapo desisto, faccio il passo indietro di chi si è goduto l'impegno mentale e, già divertito, ha solo la curiosità residua di sapere quale fosse la soluzione. E analogamente desiste dalla querela chi la rimette, quando il sangue si raffredda e vuole lasciare andare l'accaduto.

Ciò da cui si desiste era già iniziato, perfino abbondantemente, o almeno era pianificato: non è preventivo come l'astenersi, e nemmeno statuito come il rinunciare. È proprio un cessare, ma si distingue per il suo silenzio, per la sua delicatezza: non mi ritiro, non cedo, ma lascio andare, mi fermo, sto. Ricercatezza discreta, grazia magnifica.

Parola pubblicata il 06 Febbraio 2019

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