Giulivo

giu-lì-vo

Lieto, festante, allegro

dal francese antico jolif 'lieto', da cui poi joli 'grazioso'.

C'è da essere chiari: questo aggettivo, così brillante, è smaccatamente positivo. L'ombra di frivolezza inconsistente e antipatica che vi grava sopra è del tutto arbitraria - o meglio, è frutto dell'influsso nefasto dell'immagine (un po' frusta) dell'oca giuliva, che indica la persona, specie la donna, sciocca, leziosa, superficiale e compiaciuta. Ma si tratta di un'immagine particolare, da cui non possiamo farci dettare il colore del giulivo intero.

Questo aggettivo ci offre la qualità di un'allegria estroversa, di una letizia festosa: vedendo la collega così giuliva le chiediamo se ha avuto qualche bella notizia, il segreto dell'amico sempre giulivo è che sa godere con presenza di ogni piacere, e alla fine della partita la sola aria dei tifosi giulivi ci fa capire il risultato. C'è una schiettezza impareggiabile, nel giulivo, e un fluire limpido e forte del sentimento da dentro a fuori. L'allegro o il lieto può essere riservato, poco il giulivo; il festoso può essere manierato, poco il giulivo. Insomma, il giulivo si vede ed è vero.

Una parola meno comune di quanto, per la maestà semplice della sua gioia, potrebbe essere.

Parola pubblicata il 03 Febbraio 2018

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