Gufare

gu-fà-re (io gù-fo)

Emettere il verso del gufo; portare sfortuna

da gufo, alterazione del latino bubo di origine onomatopeica.

Per quanto oggi il gufo sia un animale molto amato e universalmente simpatico, in una quantità impressionante di culture - dall'Occidente alla Cina - era tradizionalmente considerato un simbolo oscuro, mortifero, funesto. Il fatto che fosse un rapace notturno non giovava a una reputazione particolarmente amabile, ma in special modo gli erano ricollegate credenze superstiziose tanto pervicaci quanto prive di fondamento (quale quella che divorasse sua madre).

Quindi, è naturale che il 'gufare', oltre a significare 'fare il verso del gufo', significhi 'portare scalogna'. In questo senso (piuttosto recente, a quanto pare) appartiene a un registro popolare: si può invitare l'amico a smettere di gufare quando insiste nel dirci che cosa può andare storto, un augurio troppo sicuro può essere sentito come una gufata, e si può attribuire l'insuccesso all'intenso gufare di un detrattore. A questo uso è dovuta anche la trasformazione figurata del gufo da persona poco socievole (come era inteso a partire dal Rinascimento) a persona disfattista e iettatrice.

La discrasia fra la moderna idea del gufo e questi usi fondati su antiche credenze resta una perla di cui pochissimi sono consapevoli.

Parola pubblicata il 02 Dicembre 2015

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