Mammamia

Italianismi

màm-ma-mì-a

Significato Esclamazione usata per esprimere una vasta gamma di emozioni: sorpresa, sconcerto, paura, ammirazione, insofferenza o gioia

Etimologia dall’espressione mamma mia.

  • «Mammamia, che coda che c'è oggi in autostrada!»

Se l’italiano fosse una cassetta degli attrezzi, ‘Mammamia!’ sarebbe un passepartout universale, una chiave capace di aprire (o chiudere) qualsiasi conversazione senza bisogno di aggiungere altro. Già, perché ‘mammamia!’ non è solo un’esclamazione colorita, ma una punteggiatura emotiva, un riflesso e, per il resto del mondo, un certificato di identità dell'italiano vero, passionale e spontaneo. Insieme a pizza e ciao, ‘mammamia’ è una colonna portante della nostra esportazione linguistica, capace di sopravvivere a secoli di storia senza passare di moda, ma anzi servendo e intrattenendo persone di tutte le età.

Linguisticamente, il termine è di una semplicità disarmante, ossia l'invocazione della figura materna. Tuttavia, molti studiosi suggeriscono che la sua forza non derivi solo dal legame (spesso ironicamente descritto come patologico) tra l'italiano e la genitrice, ma da una radice religiosa. In molti casi, ‘Mamma mia!’ sarebbe un’abbreviazione o un’evoluzione dell'invocazione alla Vergine Maria (Madre mia o Maria mia)... In un momento di panico o meraviglia, l’italiano non chiama semplicemente la propria madre per farsi preparare le lasagne, ma sta tecnicamente lanciando una richiesta di intervento divino mascherata da affetto domestico: è una preghiera laica che ha perso l'incenso ma ha mantenuto l'enfasi.

La vera magia di questo italianismo risiede nella sua ambiguità tonale. A seconda dell'intonazione, ‘Mammamia’ può significare cose diametralmente opposte: orrore (‘Mammamia, che brutto!’), apprezzamento estetico (‘Mamma mia, che macchina!’) o sfinimento (‘Mamma mia, ma ancora parli?’). È un termine che non richiede traduzione perché non comunica un concetto, ma uno stato d'animo.
All'estero viene spesso percepito come un segnale di italianità autentica, non di rado accompagnato a sproposito dal gesto delle dita raggruppate (il cosiddetto ‘cuoppo’), mentre noi italiani lo usiamo magari agitando le mani in tasca, congiungendole davanti alla bocca o alzando, semplicemente, gli occhi al cielo.

Il salto definitivo da esclamazione regionale a fenomeno globale è avvenuto anche grazie alla musica e ai media.


Impossibile non citare gli svedesi ABBA, che nel 1975 hanno trasformato questa espressione nel titolo di uno dei loro successi più travolgenti, dando poi vita a un musical e a una saga cinematografica di successo planetario. Grazie agli ABBA, milioni di persone che non sanno dove si trovi l’Italia cantano ‘Mamma mia’ con un entusiasmo che rasenta il misticismo. E che dire di Super Mario? Il baffuto idraulico della Nintendo ha sigillato il termine nell'immaginario collettivo delle (non più tanto) nuove generazioni. Ricordate? Ogni volta che Mario cade in un buco o si scontra con un guscio di tartaruga, il suo ‘Mammamia!’ risuona nelle camerette di tutto il mondo, consolidando lo stereotipo dell'italiano perennemente stupito e un po' infantile.

Oggi l'uso internazionale di ‘Mammamia!’ ha spesso la dimensione della caricatura: mentre per un italiano è un'esclamazione naturale e spesso inconscia, per uno straniero è quasi un costume da indossare.
Alla fine del viaggio, quel passepartout linguistico si rivela essere molto più di un attrezzo: è una bussola emotiva. In un'epoca di termini tecnici e forestierismi, ‘Mammamia!’ resta un baluardo di genuinità transgenerazionale: è un’esclamazione che punteggia drammi e risate, che conserva tutta la potenza di un'invocazione antica che fa sentire a casa.

Parola pubblicata il 05 Gennaio 2026 • di Giada Aramu

Italianismi - con Giada Aramu

Molte parole italiane sono state adottate in lingue straniere. Sono gli italianismi, che ci raccontano la peculiare forma del prestigio della lingua italiana (parla un sacco di cucina, ma non solo). Con Giada Aramu, docente di italiano come lingua seconda, un lunedì su due esploreremo questo arcipelago di parole che non sono più soltanto nostre.