Orrido

òr-ri-do

Che suscita orrore, pieno d'orrore; gola rocciosa, cascata

dal latino hòrridus, derivato di horrère 'rizzarsi' riferito ai peli del corpo.

Torniamo all'orrore, ameno crinale fra la valle della paura e quella del disgusto.

Questo sentimento variegato di raccapriccio - che accarezza il fondo del terrificante ma arriva fino al brutto, al pessimo - trae il suo signficato dall'immagine ancestrale, sintetica ed eloquente del rizzarsi dei peli: insomma, per significare l'orrendo ricorriamo alla reazione fisica che induce. Fin qui tutto bello, tutto chiaro. Il problema è che questo orrore dà i natali a un mazzo di aggettivi che sono fra loro molto simili e che nell'uso paiono perfetti sinonimi. Il che non può non insospettirci. Insomma, scelte arbitrarie a parte, che differenza c'è fra l'orrendo, l'orribile e l'orrido che stiamo guardando?

Si può tentare una risposta (sottile, niente di incontrovertibile) soppesando i suffissi. 'Orrendo' scaturisce da un gerundivo latino, che gli conferisce il colore della necessità. 'Orribile' invece sfoggia il suffisso '-bile', che dà un senso di possibilità. L'orrido invece non ha sfumature del genere. Non è ciò che dovrebbe suscitare orrore, implicando una sfumatura di giudizio; non è ciò che può suscitare orrore, declinando un rischio attuale; è semplicemente - e sdrucciolo, e con una brevità ignota all'orrendo, all'orribile e all'orrore stesso - ciò che è pieno d'orrore, ciò che ha l'orrore come sua diretta qualità.

Se diciamo che un vestito è orrido, ci esprimiamo con un'incisività maggiore rispetto al dire che è orrendo; se parliamo di una periferia orrida, esiliamo le affettazioni estetiche che può conoscere l'orribile; e non a caso si parla del gusto dell'orrido, ma non dell'orrendo o dell'orribile. Insomma, si può discutere di quali sono le differenze fra questi aggettivi, ma una cosa è sicura: sono. (E l'orripilante è ancora diverso.)

Inoltre va notato che nell'uso l'orrido si attaglia molto volentieri a luoghi, e in particolare ha preso il significato di gola rocciosa, specie di quelle in cui scroscia una cascata o scorre un torrente. Luoghi che sappiamo terribilmente pericolosi, ma che con l'estetica ripulita dei nostri tempi reputiamo tutt'altro che pieni d'orrore: pensiamo all'Orrido di Botri, o di Bellano. Ci parrebbe forse più appropriato parlare dell'orrido di un vicolo sprofondato fra muri di cemento piuttosto che dell'orrido di una verde balza di montagna.

Parola pubblicata il 19 Aprile 2018

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