Piacione

pia-ció-ne

Che vuole piacere, seduttivo

derivato di piacere, seguito dal suffisso accrescitivo -one.

Non è la più elegante delle parole, ma esprime con acume una qualità piuttosto precisa.

Si dice piacione chi o ciò che vuole piacere. Lo fa in maniera un po' esagerata - come intendiamo dal valore accrescitivo -, tentando una seduzione intensa. Cifra del piacione è proprio l'intenzione: in questo si distingue dal piacente, una qualità naturale, priva di affettazioni. Però il piacione non va confuso col ruffiano: il suo è un voler piacere genuino, che non ha quei doppi fini che scorgiamo nella piaggeria e nell'adulazione, né il loro servilismo.

Nella critica enologica si dice piacione un vino che il pubblico meno esigente, ma che ama il vino, trova gradevole: in questo senso è una declinazione del commerciale, sempre criticato dagli esperti per la sua facilità, ma di bel successo. In generale, si può parlare dell'amico piacione, che fa il cascamorto con le invitate alla festa, il candidato sindaco può fare il piacione durante gli incontri con la cittadinanza, e l'oste può fare il piacione con i nuovi clienti.

Il voler piacere non è un crimine, anzi: certo può essere portato sgradevolmente all'eccesso, ma l'intensità di questo desiderio fotografata da questa parola non è un parossismo. Al piacione piace proprio tanto piacere, si ingegna a farlo: ma proprio per questo, di rado è spiacevole. A meno che il fidanzato non faccia il piacione con un'altra.

Parola pubblicata il 09 Maggio 2015

Commenti