Premonizione

pre-mo-ni-zió-ne

Significato Presentimento, presagio

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo praemonitio, da praemonitus, participio passato di praemonère ‘avvisare in anticipo’, da monère ‘avvisare’ col prefisso prae-. .

  • «Ho avuto una premonizione, non ci sono andato.»

Siamo nel campo, antico e suggestivo, di ciò che avverte del futuro.
È roba spicciola, è roba enorme — con una grande continuità fra la dimensione irrilevante e quella esistenziale, perfino escatologica. Dopotutto, negli effetti futuri ci proiettiamo continuamente, con gradi d’incertezza che vanno dal blindato all’impenetrabile. Ed è un campo che è stato sondato con mezzi dei più diversi.

Non pensiamo che l’antichità fosse popolata da gente gonza che veleggiava fra presagi e sorti lungi da ogni osservazione e deduzione empirica. C’era un robusto tessuto di superstizione, ordito col costante brusio degli auspici, ma l’eziologia dei fatti poteva contare su un’altrettanto robusta ragionevolezza. La premonizione, in effetti, nasce da queste parti.

Non siamo davanti all’ennesimo nome d’augurio tratto nell’ennesimo modo fantasioso: la premonizione è innanzitutto il preavviso, il praemonere è l’avvertire qualcuno in anticipo.
Certo, poi fa presto a prendere la piega del presagire, del presentire — e in italiano sarà il bacino di significato principale — ma ecco, è un verbo di natura piuttosto pratica, un verbo di cautela e timore dalla misura umana.

Ora, in italiano se parliamo della premonizione riguardo allo spettacolo che debutterà a teatro l’anno prossimo, difficilmente pensiamo a un preavviso, a un’indiscrezione fatta in confidenza dalla regista; penseremo magari a un sentore sottile che si ha fatto sollevare il capo da quello che stavamo facendo e mormorare ‘buffo, percepisco una commedia di Neil Simon in arrivo’. C’è qualcosa di paragnostico, di parnormale, di metapsichico, nel preavviso della premonizione.

Posso parlare della prontezza di reazione del cane nell’abbaiare al corriere, che sfiora la premonizione, della premonizione che ho avuto in sogno sul buon esito di un esame, della premonizione che ci è balenata in cuore sul cambio di casacca dell’amico.
Forse meno di presagio e più di avviso sono i segni premonitori; sento un vento premonitore di cambiamenti, ripensandoci la frana aveva dato più di un segno premonitore, mentre un sorriso premonitore ci anticipa che è andato tutto bene. E anche questo è un carattere interessante, che distingue il premonitore dal foriero e dalle altre soluzioni imperniate sull’annuncio che precorre un evento: l’avviso non è un annuncio. È più personale, più diretto, ci mette la faccia (il viso, l’opinione) a tu per tu. La premonizione ha le sue logiche sottili, e una certa intimità.

Parola pubblicata il 30 Gennaio 2026 • di Giorgio Moretti