Profondere

pro-fón-de-re (io pro-fón-do)

Spendere, spargere con abbondanza; elargire con generosità

voce dotta recuperata dal latino profundere 'spandere, versare', derivato di fùndere 'versare' con prefisso pro- 'avanti'.

Nel dizionario tutte le parole sono uguali, ma qui siamo arrivati davanti a una parola maestosa. È un esempio di straordinario equilibrio fra semplicità e ricercatezza: non è una parola del nostro lessico di base, eppure è comune, riconoscibile e amichevole perché parte della ricca e disponibile famiglia del 'fondere' (da 'confondere' a 'infondere' a 'diffondere'). E questo grado di ricercatezza accessibile informa un significato che altrimenti potrebbe benissimo essere prosaico.

Infatti, se parliamo del profundere latino, parliamo di un verbo tanto più ampio del nostro profondere, che in cima alla lunga lista di significati specifici che poteva prendere teneva ben presente il suo significato proprio di 'spargere davanti': in pratica uno spandere, un versare, che per quanto in latino potesse avere dei risvolti liturgici alti, a noi evoca volentieri l'aranciata sulla tovaglia, oddio, prendi lo scottex. Ma quando questo verbo fu recuperato dal latino, alle porte del Seicento (c'era stato uno sfortunato recupero quattrocentesco col senso di 'finire nel profondo, precipitare') risulta molto selezionato. Del suo gran corpo tornito resta la linea di un prodigare, di uno spendere o spargere con abbondanza, spesso con autentica generosità. Questo versare avanti che impronta il profondere non è un'azione pulita e precisa (non è un infondere): schizza, chiazza, sfugge e investe torrenzialmente, e questo è vero sia quando si profondono laute risorse in un progetto o si profondono donazioni ai bisognosi (badiamo: 'profondere', con un gusto un po' rétro può anche valere 'scialacquare') sia quando si profonde tempo, quando si profondono energie in una causa, nell'inseguimento di un obiettivo. Il profondere è inevitabilmente un'azione sbavata, qualche spreco è inevitabile, ma la direzione di questo versare definitivo è fissata senza l'ombra di un'incertezza.

Curiosa, infine, la sorte del 'profondersi', che riduce ulteriormente il ventaglio dei sensi possibili avvitandosi in uno spalancato 'esprimersi con enfasi'. Se io mi profondo in lodi, se il collega si profonde in scuse, se l'amica si profonde in un racconto travolgente di come sono andate davvero le cose, il versare largo del profondere si riferisce tutto alle parole spese, calde, ricche; e il fatto che io mi riferisca alle mie parole quando dico io mi profondo ci potrebbe far riflettere su come, sottotraccia, ci identifichiamo con le parole che diciamo.

Parola pubblicata il 11 Luglio 2019

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