Pupilla

L'italiano visto dagli stranieri

pu-pìl-la

Apertura al centro dell'iride, attraverso cui la luce raggiunge la retina

dal latino pupilla, diminutivo di pupa 'bambina, bambola'.

È una parola che non sembra riservare grandi sorprese. Ma sciocco chi lo pensa!

La pupilla, come tutti sappiamo, è il foro dell'iride che permette il passaggio della luce all'interno dell'occhio. Il fatto che sia il centro visibile dell'occhio la rende oggetto d'elezione di figure retoriche ricorrenti - come la sineddoche di quando si usa 'pupilla' per intendere 'occhio' («Cosa vedono le mie fosche pupille?»), o la metafora di quando la si usa per veicolare il senso di qualcosa di importante («Sei la pupilla dei miei occhi»).

L'origine di questa parola è sorprendente. Infatti si tratta di un latinismo, diminutivo di pupa, cioè 'bambola, bambina'. Quando si guarda una persona negli occhi, il nero lucido della sua pupilla ci rende la nostra immagine - una figurina umana.

E questo è il punto di contatto con altre parole come 'pupo' (che mantiene gli antichi significati di bambino o bambola) o 'pupillo' - sia il minore sotto tutela, sia il protetto, il favorito.


Da un esercizio scritto: “Sandra, considera il tuo lavoro così prezioso, sì più prezioso, come preziosa come pupilla dell'occhielli”.

Le parti del corpo causano un sacco di errori. In grammatica sono difficili perché hanno spesso un plurale irregolare, anzi irregolarissimo, visto che possono essere maschili al singolare e femminili al plurale. Pensiamo a ginocchio/ginocchia, orecchio/orecchie, braccio/braccia. La spiegazione etimologica è molto semplice, in latino questi termini erano neutri, con il singolare in '–um' e il plurale in '–a', e nel corso dei secoli, la pronuncia di queste parole è rimasta simile all’originale, mentre è caduto il genere neutro, che giustificava la variazione.

Il significato non causa alcun problema, ovviamente uno straniero sa la differenza tra occhio e orecchio, ma dal punto di vista del lessico invece la confusione nasce dai derivati, che come sempre in italiano possono essere molti. Prendiamo solo occhi e orecchie, per fare un esempio. Possiamo avere da un lato occhio, occhiello, occhietto, occhione, occhiali, occhiolino, occhiaia e occhiata ma anche occhialuto e occhiataccia. Ai lati del viso invece abbiamo orecchio, orecchietta, orecchino, orecchioni e orecchiabile. Sono un bel po’ di significati diversi, e si capisce che qualcuno si confonda anche in maniera divertente. Una volta uno studente mi disse che andava in un negozio per dare un’orecchietta in giro. E un altro mi ha informato che in Africa gli elefanti hanno degli orecchini molto grandi, per proteggersi dal caldo.

Come se non bastasse, le parti del corpo sono anche veicolo di molte espressioni figurate e modi di dire. Come avere lo stomaco di fare qualcosa o non avere cuore. Oppure essere la pupilla di qualcuno, la cosa più cara, la pupilla dell’occhiello.

Parola pubblicata il 26 Maggio 2016

L'italiano visto dagli stranieri - con Chiara Pegoraro

L'italiano è una delle lingue più studiate al mondo: come è che gli stranieri la vedono, quali sono le curiosità, le difficoltà e le sorprese che riserva a chi la sta imparando? Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, osserveremo attraverso alcune parole le questioni più problematiche e divertenti di questo tipo di apprendimento. Per gli italiani, qualcosa di nuovo e insolito sulla loro lingua madre; per le migliaia di amici stranieri che ci seguono, un simpatico aiuto.

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