Quodlibet

Le parole della musica

quòd-li-bet

Significato Disputa pubblica di argomento filosofico, che nel Medioevo si teneva in ambito universitario su un argomento a piacere in genere proposto dal pubblico; testo filosofico o letterario su una questione specifica. In musica, composizione scherzosa che combina testi e temi musicali diversi, di carattere sia sacro sia profano

Etimologia voce del latino medievale, propriamente ‘qualunque cosa’, neutro del pronome quilibet ‘qualunque’, composto di qui ‘che, chi’ e di libet ‘piace’.

  • «Se vuoi saperne di più dovresti proprio chiedere a lei. Non sapevi che ci ha scritto sopra un quodlibet?»

Anche se non sappiamo che cosa vuol dire, possiamo sentir suonare dentro al quodlibet la locuzione latina ad libitum, ‘a piacere, a volontà’, che ha una diffusione notevole in campo musicale e non solo. C’è sempre di mezzo il verbo libet, ‘piace’. Ma cosa c'entra il piacere con il quodlibet?

Prima di arrivare al cuore della parola di oggi dobbiamo rifarci a un suo antenato, il centóne. Questo è un componimento che raccoglie, giustapponendoli, frammenti di altri componimenti, come avveniva per il cento latino, il panno fatto di avanzi cuciti insieme, che oggi si chiamerebbe patchwork.

Centoni letterari furono scritti già nell’antichità classica greca e romana; è stato inoltre suggerito che il mimus centunculus potesse essere un antesignano della maschera d’Arlecchino con il suo costume, collage di pezze colorate. Comunque, la tecnica della centonizzazione costituisce il prodromo di alcuni generi musicali ibridi, fra cui proprio il quodlibet, detto anche incatenatura.

Nella musica a stampa il quodlibet comparve a Norimberga nel 1544 con il Guter seltzamer und künstreicher teutscher Gesang… Quodlibet, dove il termine venne preso a prestito da un tipo d’esame orale praticato nelle università, a carattere improvvisativo: la disputatio de quolibet.

Nel Medioevo questa era la disputa scolastica più importante, dibattuta in presenza del popolo, i cui esponenti proponevano una quaestio. Gli argomenti trattati erano serissimi. Basti pensare che nel 1256 durante una disputa quodlibetale a Parigi, S. Tommaso discusse quisquilie come «De sensibus sacrae scripturae» o «De opere manuali»! Tanto che ancora oggi, in un registro aulico, il quodlibet è il testo filosofico o letterario riguardo a una questione specifica.
Tuttavia, in Germania acquisì connotati scherzosi e satirici: si declamavano infatti cataloghi ridicoli con il pretesto di un tema stravagante, come l’elenco degli oggetti dimenticati dalle donne in fuga da un harem.

Nel primo quodlibet rinascimentale, Wer ich eyn Falck, il tenore è costituito nientemeno che da un centinaio di frammenti di canti tedeschi, mentre le restanti tre voci non hanno testo, lasciando presupporre una possibile destinazione strumentale.

Il Rinascimento musicale italiano conserva molta letteratura del genere; la canzone popolare Fortuna d'un gran tempo fu, per esempio, utilizzata per il quodlibet numero 40 del manoscritto Magliabechi XIX 164-167, attribuito a un certo Musicola; la parte dell’Alto comincia: «Jam pris – Scaramella» (titolo di due note canzoni dell’epoca) per poi inserire polifonicamente la melodia popolare.

Anche Ludovico Fogliano si servì della Fortuna d’un gran tempo per un centone, combinando frammenti di melodie e testi celebri. Le strofe finali presentano sempre una parola incompiuta; integrandola secondo il criterio della rima baciata si otterrebbe un significato sconcio, mentre invece il testo prosegue maliziosamente pudico.

Ecco la musica e gli excerpta dei versi conclusivi:

Superius
E la zotta sta sul muro
E la mi mostra el cu…
el cucho de so mari.
Altus
E la zotta mi dà briga
E la mi mostra la fi…
figura del so bel vis.
Tenor
E la zotta mi dà spàtio
e la mi mostra el ca…
el caputio giù de le spalle.
Bassus
E la zotta sta sotto el prete
e vòl che lui la fo…
fornisca de confessar.

Questo tipo di componimenti veniva realizzato sfruttando combinazioni molteplici, dando luogo a quodlibet monotestuali, con citazione di diversi frammenti di musica preesistente, politestuali, e ulteriori varianti.

Nella polifonia profana i testi talvolta licenziosi o triviali, i giochi di parole e altro ancora, realizzano quella confusione umoristica che è caratteristica di questo genere. Tuttavia esistono anche quodlibet di musica non secolare, a cominciare dalla Missa quodlibetica di Jacobus Vaet del 1573.

L’Hochzeitsquodlibet, alla cui stesura collaborò Johann Sebastian Bach, è uno tra i più noti del Settecento. Ma se qualcuno preferisce altro, può giocare un quodlibet a carte. Ad libitum.

Parola pubblicata il 12 Giugno 2022

Le parole della musica - con Antonella Nigro

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