Tenore

Le parole della musica

te-nó-re

Significato Andamento, tono generale; in musica: nella polifonia classica, la voce principale (che ‘tiene’ il cantus firmus); nel XV secolo indicò anche la voce che cantava tale parte; nella lirica, la voce maschile più acuta; in organologia, taglio di uno strumento

Etimologia dal latino tenor ‘andamento, corso, tenuta’, derivato di tenēre, a sua volta dalla radice indoeuropea ten- ‘tendere, distendere’.

Nella lirica il tenore è il cantante dalla voce maschile più acuta, protagonista dell’opera. Bello (almeno teoricamente) e giovane, sciorina a gola spiegata note squillanti, mentre i melomani lo attendono al varco sul ‘Do di petto’: guai a fallire quella prova estrema!

La parola ‘tenore’ ha una storia antica, e cominciò a essere usata in ambito musicale nel Medioevo.

Il tenor nel Canto Gregoriano corrispondeva alla repercussio, ossia alla cosiddetta ‘corda di recita’ dei salmi, sulla quale si declamava il testo liturgico su una stessa nota.

Con l’avvento della polifonia, la voce che ‘teneva’ la melodia originale gregoriana, ossia il cantus firmus, prese il nome di tenor. Quest’ultimo procedeva di solito a valori più larghi delle altre voci, che lo contrappuntavano. Il ruolo del tenor era fondamentale e influenzò persino la nomenclatura delle parti che gli cantavano vicino: dal contratenor altus e dal contratenor bassus, derivarono i termini italiani ‘contralto’ e ‘basso’.

La tessitura del tenor in origine non era acuta, ma centrale, cantabile da qualunque uomo.

Col tempo, i cantanti furono chiamati sempre più spesso con il nome della parte che eseguivano di solito: così, in una riunione conviviale fra amici, o anche tra professionisti, qualcuno poteva proporre di cantare insieme e, posando i libri-parte sul tavolo, dire: «io canto il tenore; messer Gandolfo, fate voi il basso?»; di lì, per metonimia, il passaggio successivo.

Grazie a compositori come Giulio Caccini (1551–1618) e Claudio Monteverdi (1567–1643), il repertorio divenne via via più solistico e ricco di virtuosismi. Caccini fu probabilmente il primo a guadagnarsi fama internazionale anche come tenore solista.

Nell’opera italiana del Seicento spopolavano i castrati, in ruoli sia maschili che femminili en-travesti, mentre i tenori cantavano in genere parti marginali. Tuttavia, al pubblico francese non piacevano gli evirati e fu incentivato l’uso dell’haute-contre, un tenore molto acuto, simile al countertenor inglese; quest’ultimo, però, corrisponde al falsettista italiano e può interpretare parti di soprano o di contralto.

Verso la prima metà del XIX secolo i castrati furono surclassati dai tenori, che abbandonarono progressivamente l’antica emissione vocale mista col falsetto, privilegiando il robusto registro di petto.

Nel 1837 Gilbert Duprez esibì il primo Do di petto nel Guillaume Tell di Rossini. Anche se a Rossini non piacque affatto, fu una pietra miliare. Gli altri tenori lo emularono e i compositori lo richiesero. Con i suoi acuti trionfali, il tenore divenne di volta in volta eroe, amante ardente, geloso, o infedele.

Tra i tanti significati musicali assunti dal termine, c’è anche quello del suggestivo ‘canto a tenores’, ancora praticato in Sardegna.

Infine, le varie estensioni di una famiglia strumentale sono classificate con gli stessi nomi dei registri vocali. Perciò un sassofono soprano suona all’ottava superiore del sax tenore e la viola da gamba tenore sta una quarta sopra il basso della stessa famiglia.

Oggi nei teatri lirici, sparlando dei cachet stratosferici di alcuni cantanti, si scherza sul loro altissimo ‘tenore di vita’!

Parola pubblicata il 07 Giugno 2020

Le parole della musica - con Antonella Nigro

La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale