Ringalluzzire

rin-gal-luz-zì-re (io rin-gal-luz-zì-sco)

Rendere qualcuno arzillo e vivace

derivato di gallo, preceduto dal prefisso rin-.

Anche se oggi il contatto popolare e quotidiano con il gallo è quasi del tutto perduto, questo animale resta nella lingua un simbolo ricorrente, e piuttosto rilevante.

Impettito, fiero, spavaldo, dominante, arzillo, vivace, non particolarmente acuto - questi sono i caratteri che astraiamo dal gallo e che con questa figura intendiamo significare. Sono caratteri ambivalenti, anche se tendenzialmente poco lusinghieri.

Ringalluzzire significa in particolare far diventare qualcuno arzillo, allegro e spavaldo come un gallo. Il pubblico encomio ringalluzzisce il volontario, lo sperato successo ringalluzzisce l'imprenditore, basta un bicchiere a ringalluzzirci dopo la brutta giornata.

Il prefisso 'rin-' (fusione di 're-' e 'in-') ha qui una mera funzione derivativa, senza altre implicazioni di significato; ma a qualcuno non sfuggirà che, in certi casi di ringalluzzimento, è illuminato anche il suo valore iterativo - il suo significato di 'di nuovo'. Infatti l'esempio classico d'uso del ringalluzzire è riferito a persone anziane che si ritrovano a sentirsi di nuovo giovani, di nuovo galletti: il nonno si ringalluzzisce quando si parla di come gestire un orto, la compagnia del circolo si ringalluzzisce al passaggio di un gruppo di belle ragazze.

Una parola non alta, ma viva, simpatica e piacevolmente colorita - come tutte quelle che nascono nell'aia.

Parola pubblicata il 13 Settembre 2016

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