Scartoffia

scar-tòf-fia

Significato Incartamento, pratica di scarsa importanza

Etimologia dal lombardo scartoffia ‘carta da gioco di nessun valore’, derivato di carta col prefisso s- e il suffisso peggiorativo -offia.

  • «Ho ancora da sbrigare una pila di scartoffie».

È un termine che richiede reverenza, perché il modo in cui sa significare una parte della nostra relazione col mondo è di una poesia struggente. Sì, stiamo parlando di ‘scartoffia’, anzi più spesso al plurale ‘scartoffie’: come sappiamo è un termine che racconta incartamenti, pratiche, documenti, negli orizzonti degli uffici e della burocrazia.

Diciamo subito che ha qualcosa di unico: è la sola parola a conservare il suffisso peggiorativo -offia, di origine incerta ma di efficacia sicurissima. È grazie a questo suffisso che ci arriva addosso il tedio disarmante, il disappunto moscio, insomma la tavolozza di sentimenti che quegli incartamenti di scarsa importanza (percepiti come l’assoluta maggioranza) suscitano: le complicazioni defatiganti, gli intrichi bizantini, le scadenze, la futilità, il senso di alienazione, gli accumuli, le firme e i timbri — che il digitale non erode ma intride — sono un luogo che abitiamo stabilmente. Però la genesi del termine è sorprendente, specifica e interessante.

‘Scartoffia’ è un termine lombardo — c’è chi specifica milanese. Inizialmente (le attestazioni sono del primo Ottocento) era la carta da gioco. In particolare la carta da gioco di nessun valore, quella proprio bah, una cartaccia. Se ci avviciniamo con l’attenzione giusta, qui troviamo il seme dei sentimenti con cui viviamo oggi le scartoffie: quando te le ritrovi in mano, ecco l’uggia, la rassegnazione, l’ineluttabilità del modulo da compilare in ogni sua parte, di cui (o da cui) in qualche maniera ci si deve liberare. Ma nel mezzo c’è altro.

La scartoffia passa dal gioco allo scritto, e si diffonde dalla Lombardia al Paese, con la prima guerra mondiale — un momento fertile per gerghi e contaminazioni linguistiche. Più precisamente, da carta da gioco si fa scritto di poco conto, in senso ampio e versatile —comprendendo per esempio anche una dimensione letteraria, non solo burocratica. Quindi si può anche parlare delle scartoffie della bisnonna che la zia manda alla rivista sperando di farle pubblicare, delle scartoffie conservate nella biblioteca fra cui forse si cela qualche perla, delle scartoffie che decidiamo di eliminare dalla nostra libreria — magari dandole in prestito a chi viene a cena, sapendo che non torneranno mai più indietro.

Le parole in evoluzione tendono a scavarsi l’alveo lungo le accezioni percepite come più urgenti e significative, e il fatto che la scartoffia si potesse riferire a una carta scritta di poco conto nell’ambito dell’ufficio e della burocrazia le ha dato un accesso nientemeno che all’universale. Dopotutto si può passare un’intera vita senza interagire con alcun tipo di lingua scritta, di carta importante o no… tranne quella delle scartoffie, che sono un destino comune ed ecumenico.

Parola pubblicata il 14 Agosto 2023