Stornello

Le parole della musica

stor-nèl-lo

Significato Canto poetico italiano popolare o popolareggiante, spesso a carattere estemporaneo; diminutivo dello ‘sturnus vulgaris’, uccello passeriforme

Etimologia incerta; o dall’occitano estorn ‘tenzone poetica, contrasto’ o dal toscano disturna, che si riferisce proprio al genere poetico popolare del ‘contrasto’, gara di bravura fra cantori improvvisatori.

Fior tricolore,
Tramontano le stelle in mezzo al mare
E si spengono i canti entro il mio core.

— Giosuè Carducci, Congedo, da Rime e ritmi (1898)

Nonostante la toccante strofa carducciana, lo stornello richiama alla mente ben altri versi, cantati allegramente insieme, magari davanti a un bel bicchiere di vino.

L’etimologista Alberto Nocentini propende a far risalire l’etimo alla parola toscana ‘disturna’, che descrive una gara estemporanea di bravura fra cantori. Dalla patria Toscana, dove ancora oggi si pratica, si sarebbe diffuso, propagandosi nel Lazio, nelle Marche e nel Meridione, spingendosi poi verso le regioni settentrionali.

Qualcuno domandava se lo stornello c’entri etimologicamente con gli storni; ebbene no, il nome di questi uccelli viene dal latino sturnus, di origine indoeuropea.

Lo stornello appartiene alla declamazione popolare cantata. Nella sua forma tipica i cantori si avvicendano, come nelle tenzoni, o nei contrasti, o in quelle gare di antica tradizione dove s’improvvisano versi. Anche negli arcaici canti amebèi (nei quali si alternavano versi all’impronta, di argomento bucolico) si usava cantare a ‘botta e risposta’. In greco amoibaîos significava proprio ‘scambievole, a turno’ e se qualcuno pensa all’ameba, ha indovinato, per via della sua forma mutevole.

Un altro illustre esempio del passato è rappresentato dagli skolia, carmi improvvisati da uno o più ospiti del simposio, momento clou del banchetto greco e romano, in cui letteralmente si ‘beve insieme’. Chi iniziava il canto, lo concludeva consegnando un rametto di mirto a un altro ospite, che continuava fino a quando cedeva il mirto al successivo invitato… e così via. Ora, senza che ciò dimostri un nesso diretto tra queste ancestrali manifestazioni poetico-canore e le stornellate cantate all’osteria, si possono comunque riscontrare tra esse elementi in comune. A proposito, l’osteria è detta nel Lazio anche ‘fraschetta’, poiché ancora oggi si usa esporre un ramoscello all’entrata, appunto una frasca.

I versi degli stornelli — spesso pungenti e salaci, o di argomento amoroso — provengono dal repertorio tradizionale oppure sono inventati sul momento, visto che che la risposta dipende dalla domanda o dal tema proposti.

Molte culture dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo conoscono ‘contrasti’ analoghi. In Sardegna le tenzoni poetico-musicali si protraggono per tutta la notte, sino alle prime luci dell’alba. In Libano si possono praticare in forma di zajal. In Sicilia lo stornello si chiama anche fioretto e nelle Marche fiore. In Liguria era detto in metatesi strunello e fu altamente deprecato dall’autore del primo Vocabolario genovese-italiano (1851), Giovanni Casaccia, sia perché ritenuto sconcio, sia perché era cantato per strada di notte dalla «plebaglia avvinazzata».

Sebbene lo stornello in versione alternata sia prevalente, non di rado può essere intonato da uno stornellatore solo. Inoltre, questo canto è entrato a far parte anche del repertorio della musica cólta, a volte inserito all’interno di opere liriche, altre volte come composizione a sé stante. Giuseppe Verdi compose un’aria da camera per canto e pianoforte, intitolata proprio Stornello, e i cultori ricorderanno senz’altro il celebre Fior di giaggiolo della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, per citare due esempi.

La strofa tipica dello stornello è composta da un verso breve, di solito un quinario contenente un’invocazione a un fiore o ad altro, e da due endecasillabi, uno in consonanza e l’altro in rima col primo verso.

Fior di violetta!
Un UPAG al mattino col cornetto
lo gusto con piacere e senza fretta.

Parola pubblicata il 24 Ottobre 2021

Le parole della musica - con Antonella Nigro

La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale