Teppa

tép-pa

Insieme di persone dedite a violenza e vandalismo, specie nelle grandi città

propriamente, nome lombardo del muschio.

Ci sono parole che per essere spiegate richiedono un piccolo racconto storico, e il nostro oggi ci porta a fare la conoscenza della Compagnia della tèpa.

Corre l'anno 1816 (o 17, le fonti discordano), e per effetto della Restaurazione Milano è appena rientrata nel dominio austriaco, come capitale del posticcio Regno Lombardo-Veneto. Nell'amena ariosità di Piazza Castello si addensa però una minaccia: è una ghenga di giovanotti gaudenti e fannulloni, inclini al vandalismo e alla violenza gratuita. Per i loro ritrovi in piazza, da cui tutti si tengono alla larga, hanno scelto una plaga muschiosa (la criminalità sordida ha bisogno di ricettacoli umidi e scuri) che vale loro il nome, appunto, di Compagnia della tèpa. Andrà avanti quattro o cinque anni prima che la polizia l'annienti.

Il nostro 'teppa' nasce dal nome di quei giovinastri della Milano di due secoli fa, che sono riusciti a farsi ricordare per la gratuità delle loro azioni spregevoli e il gusto con cui sbravazzavano. Non è proprio criminalità organizzata, è criminalità di gruppo fatta così come viene, senza nemmeno il nobile fine dell'arricchimento. È sopraffazione per gusto di sopraffazione, annoiata, turbolenta, che raccolta negli angoli delle metropoli non va a parare da nessuna parte. E si dice teppista, ovviamente, chi è della teppa. Un nome che nella sua serietà trova comunque il tono per sminuire teppa e teppisti, che restano fenomeni dappoco, mezze tacche. L'amico che sta a ciondolare con la teppa finirà per mischiarcisi, nella piazzola si raduna la peggiore teppa, e di pomeriggio la pace del parco s'infrange sulla teppa che esce da scuola.

(Di solito regioni diverse fanno a gara per attribuirsi i natali di una parola; invece è molto gustoso come all'inizio del Novecento, a Milano, si cercasse di marcare la voce 'teppa' come tipicamente romanesca.)

Parola pubblicata il 14 Febbraio 2019

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