To'

Tieni!, prendi!; esclamazione di meraviglia

troncamento di togli, imperativo del verbo togliere.

Sollevo e piego il braccio sinistro, la mano destra schiocca nel cavo del suo gomito; appena rientri dalle ferie ti getto sulla scrivania il pacco di lettere che dovevi gestire tu; all'amico che per divertimento mi ha fatto fare una figura tremenda tiro - a scherzo ma non troppo - un calcio nel didietro; alla festa incontro la persona sgraditissima che sapevo avrei incontrato ma voglio mostrarmi sopreso di incontrare; alzo il telefono e aggrotto la fronte vedendo chi mi ha scritto dopo sette anni che non ci sentiamo. To', dico.

Non ci si aspetta di leggerci dentro un 'togli!': che cosa ti comando di togliere? In effetti il verbo 'togliere', nei secoli, si è decisamente striminzito: il tollere latino è uno dei verbi più ricchi e complessi del vocabolario, il nostro 'togliere' ha la fiammella accesa solo sui significati di rimuovere, privare - ed è questo che ci disorienta. C'è stato un tempo in cui il 'togliere' era un prendere, un ricevere, un accogliere (e aveva una miriade di altri significati che vedremo un'altra volta); perciò un imperativo come 'togli!' aveva il senso di un 'prendi!', che è rimasto nel nostro to'.

Ora, in molti casi quest'ingiunzione di prendere si capisce in modo trasparente: da quando faccio il ben noto gesto a quando ti getto qualcosa in modo sbrigativo o scortese, a quando mi prodigo in scappellotti e calci. Ma è molto curioso quando manifesta sorpresa, meraviglia («To', guarda chi c'è»): lì che cosa c'è da prendere? Forse questa parola ci riporta anche sulla suggestione del mondo-mucchio, per cui l'evento che ci fa alzare il sopracciglio entra nella nostra considerazione così come si prende, si coglie uno stelo da un mazzo - ma soprattutto c'è da accogliere. L'evento meraviglioso, sorprendente, dal momento stesso del to' viene calcolato, viene accettato. Riformulare il to', dicendo ad esempio «Prendi, guarda chi c'è», ci rende l'immagine bellissima di una realtà inattesa che ti viene messa in mano. E spesso il to' non intende rivolgersi davvero ad altre persone: può essere generico, ma può anche essere l'interiezione con cui ti metti in mano la sorpresa, magari anche con ironia salata.

Nota finale di grafia: qualcuno seguendo la diatriba del 'qual' che vuole o non vuole l'apostrofo avrà imparato che poiché troncato 'qual' si scrive senza apostrofo - mica c'è un'elisione. Niente «Qual'è», dicono i dotti con sicurezza. Ebbene, non tutti troncamenti esiliano l'apostrofo: to' è classificato come troncamento ma per lui l'apostrofo va bene (come per po' e mo'). Peraltro to' si trova registrato anche come tò, e toh. Qualcuno potrebbe sospettare che le eccezioni facciano scricchiolare le regole più di quanto le confermino.

Parola pubblicata il 30 Gennaio 2019

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