Trafugare

tra-fu-gà-re (io tra-fù-go)

Sottrarre di nascosto, portare via furtivamente

derivato di fugare con prefisso tra- 'oltre', forse con influsso di trafurare 'rubare'.

I racconti più avvincenti, appassionanti e interessanti sono quelli che non ci spiattellano l'evento principale in maniera didascalica, ma quelli che lo sfiorano, che vi alludono, collocandolo in un passato, in un futuro, in un altrove che non raccontano — osservandone cause in germe, effetti distanti. Il trafugare è una parola che dal punto di vista drammatico ha questo splendido carattere.

Se dico che trafugare vuol dire 'rubare', sto dicendo una cosa molto approssimativa. Ma anche se dico che vuol dire 'sottrarre furtivamente' sto approssimando non benissimo: il simpaticone che mi sfila il telefono dalla borsa non lo sta trafugando, come non mi ha trafugato il portafogli quello con cui credevo di star parlando amabilmente alla fermata del bus. Nella particolare azione di furto significata dal trafugare, viene raccontata, fotografata, messa in evidenza la fuga — che è difficile, o rischiosa, o impacciata. È la scena successiva che ci adombra quella precedente senza doverla mostrare esplicitamente; peraltro con quel 'tra-' che presentandoci subito un 'oltre' evidenzia l'ostacolo alla fuga. Pare sia un'invenzione due-trecentesca, forse ci ha pesato sopra l'antico verbo trafurare, derivato di furare, un latinismo che significa 'rubare', ma è poco rilevante.

Stanotte sono stati trafugati i lotti più preziosi che dovevano essere battuti all'asta; ignoti hanno trafugato una pesantissima scultura di bronzo; una coppia insospettabile, durante una visita alla mostra, ha trafugato tre diamanti inestimabili; la spia riesce a trafugare i documenti compromettenti che cercava; i tombaroli trafugano la mummia. Senz'altro è un sottrarre furtivamente, ma c'è dentro anche tutta la destrezza del portare via, al 'sicuro', fuggendo col bottino scottante (spesso unico) in maniera capace, se non addirittura misteriosa, inafferrabile, talvolta apparentemente impossibile. Per questo non si dice che il tizio in metropolitana mi ha trafugato il portafogli: perché lui è solo un manolesta e io sono solo un bischero.

Insomma, è un rubare talmente complesso e artistico (perfino di lusso) che richiede una certa tensione drammatica anche nella parola che lo racconta, così ricca di suoni differenti — dallo strepito al fruscio. E il suo film comincia con qualcuno che sta scappando.

Parola pubblicata il 29 Ottobre 2019

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