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Regicidio

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re-gi-cì-dio

SignAssassinio di un sovrano

dal latino medievale regicidium, composto di rex 're' e -cidium, dal tema di caedere 'uccidere'.

Oggi che la stragrande maggioranza delle monarchie si è rivolta in repubblica e che in tante delle poche rimaste i sovrani mantengono solo un ruolo simbolico, anche il grave atto del regicidio fila rapido lungo il Sunset boulevard. Pochi eventi erano così gravi come l'assassinio del sovrano, nella vita di uno Stato, ma in lunghi secoli è stato un evento tutt'altro che raro, e ha anzi rappresentato la via maestra per affermare nuovi equilibri politici.

Curiosamente, proprio oggi cade il centosedicesimo anniversario dell'ultimo regicidio in Italia: 29 luglio 1900. Il re era Umberto I, pessimo regnante e con scarse capacità di fare presa sul popolo. Il suo regno era uno dei più illiberali e retrivi di tutto il continente. Encomiò Beccaris per la repressione dei moti di Milano, di motivazione economica più che politica e tuttavia spenti nel sangue. Ispirate da lui anche altre simpatiche iniziative come privare con decreto del diritto di voto coloro che fossero anche solo accusati di attività o propaganda socialista. Questo sovrano oltretutto era anche protagonista di clamorose, perché non celate, relazioni extraconiugali che davano pubblico scandalo, tanto che aveva e manteneva una famiglia parallela. Tuttavia in questo quadro egli tentava di mostrarsi come un sovrano beneamato e presenziava a manifestazioni pubbliche - anche con qualche rischio per la sua incolumità. Ne era prevista una con esibizioni ginniche la sera del 29 luglio 1900 a Monza. Quel giorno Gaetano Bresci, un anarchico toscano, aveva deciso di colpire. Gli sparò avvicinandosi alla carrozza e poi si fece arrestare senza resistere. Era una persona semplice, ma di una certa intelligenza. Operaio tessile emigrato negli Stati Uniti, di formazione anarchica, era tornato pare colpito moralmente dalla repressione dei moti popolari e dalle profonde ingiustizie che sentiva descrivere. Al momento dell'arresto teorizzò l'essenza dell'omicidio politico. Disse: «Non ho colpito un re, ma un simbolo». Fu condannato all' ergastolo e morì un anno dopo in carcere per le percosse subite dalle guardie. Lo ricorda un busto nel comune di Carrara.

Parola pubblicata il 29 Luglio 2016

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