Scorta

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scòr-ta

SignL'azione di accompagnare a scopo di sorveglianza o protezione; persone e mezzi che hanno questa funzione; riserva accantonata

femminile sostantivato di scorto, participio passato di scorgere col significato di 'guidare, accompagnare', che è, attraverso l'ipotetica forma del latino parlato excorrigere, da corrigere 'drizzare', con ex- intensivo.

Questa parola è fra le più comuni, ma a guardarne l'etimologia si resta un attimo interdetti. Come può la scorta, accompagnamento e riserva (la scorta armata del portavalori, la ruota di scorta, la scorta di gelato), derivare da uno 'scorgere' che conosciamo benissimo come un distinguere, un rilevare, specie con la vista? Il mistero pare fitto.

Ebbene, il mistero si spiega nel fatto che lo scorgere che noi conosciamo traligna in maniera particolare rispetto al suo etimo. Questo ci parla in modo trasparente di un drizzare, di un mettere sulla retta via: un'azione - si vede subito - svolta da chi accompagna sorvegliando o proteggendo. E in effetti il verbo 'scorgere' aveva anticamente proprio il significato di 'guidare', ed è da questo significato ormai perduto che nasce la nostra scorta, la scorta della persona importante in costante pericolo, il giudizio che è espresso sulla scorta di dati chiari, il fino a esaurimento scorte.

Invece lo scorgere visivo che ci è consueto salta fuori dall'immagine di un accompagnare con lo sguardo: ciò che si scorge (un distinguere, un percepire, un rilevare fine) è sostenuto nella via dritta dell'occhio. Curiosamente, lo scorgere condivide l'alveo di questo concetto col suo parente 'accorgersi', sempre un derivato di corrigere.

Ricapitolando: la scorta, accompagnamento e riserva, deriva dal ramo principale e secco del verbo 'scorgere', che invece conosciamo meglio in una sua diramazione secondaria, quella dello scorgere-vedere, la quale si tocca, in alto nella chioma, con un fratello corradicale, che è 'accorgersi'. Mitico.

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(G. Galileo, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, giornata seconda)


SIMPLICIO: Ma quando si lasci Aristotile, chi ne ha da essere scorta nella filosofia? Nominate voi un autore!

SALVIATI: Ci è bisogno di scorta ne i paesi incogniti e selvaggi, ma ne i luoghi aperti e piani i ciechi solamente hanno bisogno di guida […] Né perciò dico io che non si deva ascoltare Aristotile, […] solo biasimo il darsegli in preda in maniera che alla cieca si sottoscriva a ogni suo detto […] Per[ci]ò, signor Simplicio, venite pure con le ragioni e con le dimostrazioni, vostre o di Aristotile, ma non con testi e nude autorità: perché i discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta.


Il nome di Galileo può suonare strano nel nostro consesso letterario: eppure Italo Calvino l’ha definito il più grande scrittore italiano. In effetti la sua prosa unisce il rigore scientifico ad uno stile ricco e frizzante, da vero letterato. Il Dialogo soprattutto è una sorta di “commedia scientifica”, con tre personaggi: Salviati (difensore delle tesi copernicane), Sagredo (uomo comune e di buon senso) e Simplicio (l’irriducibile aristotelico).

Qui dunque Galileo mette in scena l’irrompere di un nuovo mondo: non più ordinato e conchiuso come il cosmo aristotelico, bensì complesso, sconfinato, tutto da scoprire. Più ancora, promuove una diversa concezione della verità: non basata sull’ipse dixit, ma sull’osservazione diretta e ragionata del mondo. Da una conoscenza stabile e univoca si passa così al dinamico equilibrio tra teorie varie e sempre falsificabili.

Prospettiva entusiasmante… e spaventosa. Perciò Simplicio preferisce restare testardamente aggrappato ad Aristotele, contro ogni evidenza; il che lo rende, in fondo, un personaggio tragicomico. Perché dietro alla necessità di una “scorta” si intravvede un disperato bisogno di sicurezza: lo spavento di chi si trova gettato in un mondo indecifrabile.

Certo, questa prospettiva ha implicazioni fosche: tanti Simplicio, nella storia, sono arrivati a distruggere ciò che divergeva dal loro schema. Tuttavia alla base c’è una fragilità che tutti possiamo capire… specie in una realtà, come quella odierna, sempre più incerta e complicata. Né possiamo illuderci che la tentazione di unipse dixit acritico sia morta con Simplicio; anzi, è in ottima salute.

Fortunatamente, però, anche oggi si possono trovare dei veri maestri, intesi alla Galileo e non alla Simplicio. Dunque non modelli da imitare pedissequamente, ma guide che ci insegnino a riflettere, ad argomentare, a essere curiosi e appassionati. Insomma scorte fidate che, come il Virgilio di dantesca memoria, ci accompagnino per un pezzo di strada, finché non siamo in grado di camminare da soli.

Lucia Masetti, dottoranda in studi umanistici all'Università Cattolica di Milano, ogni lunedì apre uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

Parola pubblicata il 28 Maggio 2018

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