Bravo
brà-vo
Significato Interiezione di approvazione per un artista o esecutore; estensivamente capace, in gamba, valoroso
Etimologia forse dal latino medievale pravus ‘cattivo’, o forse dal latino barbarus ‘selvaggio’, giungendo all’accezione di ‘capace’ attraverso quelle di ‘sfrenato’, ‘temerario’ e ‘coraggioso’.
- «Dopo il finale, i 'bravo!' scoppiarono a lungo fra gli scrosci degli applausi.»
Parola pubblicata il 22 Dicembre 2025 • di Giada Aramu
Italianismi - con Giada Aramu
Molte parole italiane sono state adottate in lingue straniere. Sono gli italianismi, che ci raccontano la peculiare forma del prestigio della lingua italiana (parla un sacco di cucina, ma non solo). Con Giada Aramu, docente di italiano come lingua seconda, un lunedì su due esploreremo questo arcipelago di parole che non sono più soltanto nostre.
Che bravo sia il modo più schietto e immediato per esprimere ammirazione, lo sappiamo tutti. Ma il successo globale di questa parola è indissolubilmente legato alla tradizione operistica italiana, che ne ha fatto il suo vessillo sonoro, nonché un piccolo esame di grammatica a sorpresa. Bravo non è solo un aggettivo: è l'interiezione che ha valicato i confini nostrani per diventare la standing ovation verbale per eccellenza, un codice che funziona in tutti i grandi templi della musica classica.
Nell'opera, dire ‘Bravo!’ al tenore o alla soprano è probabilmente il massimo riconoscimento. È un grido di gioia e approvazione che risuona nei teatri di tutto il mondo, e l'adozione di questo italianismo è stata così massiccia e totale da avergli fatto guadagnare presto un posto nel vocabolario performativo di ogni lingua, senza necessità di alcuna traduzione e mettendoci tutti d’accordo (dal punto di vista semantico, almeno!). Già, perché ovunque voi vi troviate, il pubblico in sala saprà che quel termine, urlato con passione, significa: ‘La tua esibizione è stata magnifica e spero tanto che tu faccia il bis!’
Eppure, l'evoluzione etimologica è di per sé ironica: la parola ha fatto un percorso di redenzione che molti personaggi d'opera sognerebbero. La dottrina in merito è molto divisa: potrebbe nascere dal latino pravus, cioè ‘cattivo’, o nientemeno che da barbarus, nel senso di ‘selvaggio’, e seguire una trafila che dallo sfrenato e dal temerario può arrivare al prepotente quanto al coraggioso (anche in altre lingue, pensiamo al brave inglese, che ne è derivato per tramite del francese) e quindi al capace. In ogni caso, avendo anche significato ‘sgherro’ o ‘abile ad ingannare’ (pensiamo ai bravi del Manzoni, che, diciamolo, erano tutto fuorché bravi), la redenzione finale arriva con l’Opera lirica nel XVIII secolo: il termine si purifica e l'abilità non è più usata per l’inganno ma per l'eccellenza artistica, consacrando bravo a sinonimo universale di talento e performance riuscita.
Curiosamente, nonostante la sua origine italiana e la sua natura di aggettivo flessibile, il suo uso internazionale si è stabilizzato sulla forma singolare maschile. In italiano, la concordanza è seguita: si grida ‘Bravo!’ per un uomo, ‘Brava!’ per una donna, ‘Bravi!’ per un gruppo misto e ‘Brave!’ per sole donne. Tuttavia, l'uso internazionale (specialmente in inglese e tedesco) ha semplificato questo aspetto, cristallizzando il termine nella sua forma invariabile, ‘Bravo!’, usandolo come interiezione universale. Sentire un bravo urlato a una primadonna a Sydney è, tecnicamente, un’imprecisione grammaticale, ma gli italianismi non si portano dietro la grammatica italiana, ed è perdonata in nome della passione per l'opera e dell'immediatezza comunicativa (anche se a noi, specie in tempi di una maggiore attenzione alla rappresentazione di genere, suonerà comunque strano).
L’adesione globale all’uso di questo italianismo dimostra nuovamente come l'Italia abbia fornito non solo l'arte (l’Opera lirica) ma anche il vocabolario tecnico ed emotivo per apprezzarla in modo teatrale e rumoroso (com’è tipico della nostra cultura!). Dire bravo è più carico di enfasi e autenticità insieme che dire semplicemente ‘eccellente!’.
Noi lo viviamo nella semplicità del quotidiano, come adatto al bambino piccolo che si mette le scarpe da solo e all’amico che ci ha fatto un’aglio e olio straordinaria al volo; ma è un termine che nel mondo porta con sé l'eco dei loggioni italiani, di un apprezzamento passionale e immediato, ed è stato universalmente riconosciuto come il modo più efficace per far sentire a un artista che il suo talento è degno di un tributo. Probabilmente, è il più acclamato degli italianismi.