Citrullo

ci-trùl-lo

Sciocco, grullo

da cetriolo, attraverso la variante napoletana cetrulo.

Ci addentriamo ancora una volta nella folta galassia degli sciocchi - e il citrullo è uno sciocco piuttosto particolare.

Ha un comportamento sconsiderato, è un po' matterello (in Toscana diremmo grullo): non è lento come il babbeo o l'ebete, anzi si può dire che il citrullo sia uno sciocco attivo. Come qualifica è piuttosto bonaria, tanto da essere comune nel gergo infantile (anche in virtù del suono simpatico); e il 'rincitrullire', cioè il perdere il senno, mantiene questi caratteri. Il che è curioso, perché scaturisce con tutta probabilità da una metafora sessuale.

Questo termine nasce infatti dal cetriolo, che con la consumata fantasia fatta volare nel perimetro dell'orto è pianamente e classicamente ricondotto al membro virile. Un elemento, questo, che la lingua italiana associa in una quantità impressionante di casi proprio alla sciocchezza, nelle sue declinazioni più disparate. Ma poiché tale metafora non è perspicua, non è evidente, ecco che 'citrullo' diventa una parola buona per grandi e per piccini.

È citrullo l'amico che parcheggia l'auto nel posto riservato alla municipale; per i discorsi sconclusionati che fa, il nuovo fidanzato dell'amica ci pare subito un citrullo; e veniamo ragguagliati sul tale, che dietro a modi da citrullo nasconde un grande ingegno imprenditoriale.

Insomma, una parola più maliziosa di quel che sembra.

Parola pubblicata il 24 Maggio 2017

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