Concordia

Scorci letterari

con-còr-dia

Libera conformità di voleri e sentimenti fra più persone

dal latino concordia, derivato di concors 'concorde', composto di cum- 'con' e cor cordis 'cuore'.

La grandezza di molte parole sta nella loro semplicità - e la parola 'concordia' non è solo semplice, è quasi naïf.

Infatti, per descrivere quell'armoniosa situazione in cui il sentire, il volere e l'agire di più persone sono liberamente conformi, in sincero accordo, impiega la più basilare delle immagini: l'unità dei cuori. Una poesia immediata, tanto delicata quanto profonda.

Si può parlare della concordia che anima una popolazione dopo il disastro, della concordia fra i soci quale forza inarrestabile di un'impresa; e curiosamente è chiamata 'concordia' una specie di pianta (Dactylorhiza maculata), umile ma dallo splendido fiore, che si dice abbia il potere magico di proteggere la concordia nella casa e nella famiglia.

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(Dante, Paradiso XI, vv. 76-81)


La lor concordia e i lor lieti sembianti,

amore e maraviglia e dolce sguardo

facieno esser cagion di pensier santi;


tanto che 'l venerabile Bernardo

si scalzò prima, e dietro a tanta pace

corse e, correndo, li parve esser tardo.


La prima terzina è il folgorante ritratto di un matrimonio ben riuscito. E il segno distintivo è lo sguardo degli sposi: uno sguardo che fa meraviglia, poiché rivela gioia, dolcezza, amore, ed una profonda comunione dei cuori.

Concordia, infatti, non è qui un generico “andare d’accordo”: significa che la felicità di un cuore non è separabile da quella dell’altro. L’amore cioè è penetrato nelle fibre più profonde, intrecciandosi a pensieri, emozioni, abitudini, desideri. Al punto che, scherza Proust, un chirurgo definirebbe quest’amore «non più operabile».

La cosa sorprendente è che Dante non sta parlando di due persone fisiche, bensì del matrimonio mistico tra San Francesco e la Povertà (immagine, a sua volta, dell’unione con Cristo).

Ora, di solito la santità ci evoca immagini di solitudine e mortificazioni: nulla di più lontano da un matrimonio. Materialmente parlando, poi, Francesco sceglie proprio una vita di stenti. Eppure il suo entusiasmo esercita un’attrazione irresistibile; tanto che un altro giovane, Bernardo, decide di imitarlo («si scalzò»), e con una foga tale che, pur agendo in fretta, gli sembra di essere troppo lento.

Misteriosamente, quindi, l’accettazione della sofferenza sembra produrre il suo contrario, la gioia. E così l’amore diffonde la propria bellezza non solo sul volto di Francesco, ma anche nelle menti di coloro che lo circondano (suscitandovi «pensieri santi»).

Peraltro questo paradosso è presente già nel primo testo della letteratura italiana, il Cantico delle creature. Pur nella severità del suo ascetismo, infatti, Francesco comunica un’estasiata meraviglia nei confronti del mondo, in tutti i suoi aspetti (inclusa quella che lui definisce sorprendentemente «sorella morte»).

E questo ci offre, penso, un motivo di vanto. Altre letterature hanno avuto un inizio più precoce, o più grandioso; la nostra, però, è cominciata con un canto di lode, pieno di gioia e d’amore. E, come Dante insegna, molte cose meravigliose possono nascere da qui.

Parola pubblicata il 24 Aprile 2017

Scorci letterari - con Lucia Masetti

Con Lucia Masetti, dottoranda in letteratura italiana, uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

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